Banche, c’è bisogno di un cambio di rotta

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di Antonio Potenza 15 Giugno 2021 | 11:06

Le banche retail italiane sono molto attente ai costi, dove hanno “corso dieci volte più velocemente dei competitor europei”. Ad affermarlo, come riportato da Il Sole 24 Ore, è una ricerca del Banking Radar di Kearney.

Secondo la fotografia fornita, dal 2016 a oggi, i maggiori istituti domestici hanno fatto passi da gigante sugli oneri operativi. Il campione formato da Intesa, Unicredit, l’ex ubi, Banco Bpm, Bper, Mps e Creval, ha ridotto del 10% i costi operativi: un taglio dieci volte superiore a quello europeo. Nel continente il calo è stato pressochè minimo, si parla del -1%.

L’ottimizzazione lato costi ha permesso di compensare il drastico calo dei ricavi, anche se non abbastanza da ridurre il rapporto costi e ricavi. Nel 2016 il gap era 67%, oggi ammonta al 65%.

“Le banche italiane, assieme a quelle spagnole, sono tra quelle che hanno fatto più lavoro sul fronte dei costi operativi” commenta Roberto Freddi, associate partner di Kearney, che aggiunge: “Continuano però a soffrire sui ricavi”.

La causa del mancato aumento degli introiti è dovuto ai tassi rasoterra, fenomeno che in Italia, dal 2016, ha visto una riduzione del margine di interesse del 25% contro il -5% della media Ue. “Sul wealthmanagemetn le nostre banche sono riuscite a difendersi anche grazie a un pricing mediamente più alto della media europea” spiega Ettore Pastore, partner Kearney.

Insomma uno scenario tanto di stallo, quanto di sfida. La necessità, sembra chiaro, è quella di invertire la rotta. Come farlo sul fronte dei costi? L’efficientamento rimane il mantra, con stime di almeno 35-45 miliardi necessari per i prossimi 3-5 anni. In Italia, le banche retail sono chiamate ad uno sforzo ancora maggiore: “revisione radicale del modello operaivo ripartendo dal cliente” aggiunge Freddi, “nonché al mix di canali e a strategie più spinte di open banking”.

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