Consulenti, niente contratti a mezzo servizio

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di Antonio Potenza 22 Giugno 2021 | 12:41
Intervento del presidente dell’Anasf, Luigi Conte, a un videoforum organizzato dal Sole24Ore. “No a inquadramenti ibridi per i giovani, metà dipendente e metà lavoratore autonomo”
Luigi Conte al Sole 24 Ore interviene sul futuro dei giovani nel mondo della consulenza finanziaria, che si ritrova a corto di nuove leve. A proposito della possibilità del dilagare dei contratti ibridi, Conte non ha dubbi: "Questo tipo di contratto non è una soluzione".

Il presidente dell’Anasf, Luigi Conte, ha descritto e tracciato le linee della figura del giovane consulente finanziario di oggi, durante un videoforum organizzato da Il Sole 24 Ore. Conte ha affrontato a 360 gradi il problema del riscambio generazionale delle reti, non risparmiando parole critiche verso i contratti sperimentati negli ultimi anni da alcune banche per i financial advisor giovani.
“Oggi l’idea di lavorare sui cicli di vita, determinando insieme al consulente il percorso da attuare e oltretutto prestare attenzione al monitoraggio credo che siano i temi al centro nella relazione tra il consulente stesso e il risparmiatore” ha affermato Conte in apertura dell’intervista, per poi sottolineare l’importanza della progettazione finanziaria che non ha niente a che vedere con le pubblicità patinate del trading online.

“La sfida da voler raggiungere è l’elemento che aiuta a creare un percorso condiviso. Tutta quell’attività speculativa va messa sullo sfondo quando inseriamo le scelte economiche in uno scenario come quello del nostro Paese. Noi come professionisti cerchiamo di far comprendere che anche la semplicissima scelta di un singolo nucleo famigliare incide sulle dinamiche del paese”. Ecco che risulta importante la coscienziosità e la responsabilità delle scelte finanziarie. Aggiugendo questo concetto a quello della sostenibilità intesa non solo come sensibilità all’ambiente, o almeno in maniera più allargata.

Il presidente di Anasf ha affrontato anche il tema dei giovani,  sia prossimi e futuri clienti delle reti, sia nell’accesso alla professione di financial advisor, che ha bisogno di un ricambio generazionale. Cosa fare per arruolare nuove leve? “Il problema” dice Conte “è soprattutto demografico. Noi abbiamo trattato il tema dell’innovazione nell’ultima edizione di Consulentia e in quell’ambito ho evidenziato la grande possibilità che ha il sistema Italia di sburocratizzare i processi. Così potremmo avvicinare maggiormente nuove leve”. Inoltre, aggiunge Conte: “il ceto medio ha perso la sua identità in questi anni. Il nostro impegno è che non perda la speranza per un futuro migliore. Non è un caso che il tema giovani sia un tema trasversale nelle tematiche del Paese”.  Ma “stiamo guardando con interesse al lavoro in  team [come ha fatto Fineco, ndr] e alla preparazione accademica, non solo legata a temi tecnici ma anche antropologici, poiché i giovani dovranno sapere parlare con i clienti in maniera professionale e durevole, per sensibilizzarli a compiere  scelte,  senza indrottinarli. L’attività quotidiana del consulente in questo senso è importante.”. I giovani consulenti, insomma, secondo Conte potranno avvicinarsi all’attività grazie anche ad una facilitazione delle normative.

No a contratti ibridi. All’osservazione dell’intervistatore Marco Lo Conte, che ha ricordato come alcuni contratti di agenzia delle reti imponevano forti legami che non permettevano ai consulenti finanziari una facile fuoriuscita, Conte ha risposto che le reti stanno andando in direzione diversa, poiché ormai sono coscienti che i vincoli non potranno mai creare una dimensione strutturale. “Anche qui c’è un grosso di lavoro da fare, i team possono essere una chiave giusta anche in relazione ai contratti”, ha detto Conte, assestando un colpo al contratto ibrido  (cioè quelle forme di inquadramento sperimentate da alcune banche, con cui consulente viene assunto come dipendente con contratto part-time e poi remunerato in parte con le provvigioni di lavoratore autonomo) : “da un lato”, ha aggiunto Conte, “dovrebbe incentivare, dall’altro metterebbe al sicuro il lavoratore. Questo tipo di contratto non è una soluzione. Per quanto ci riguarda è un approccio diseducativo, queste forme piratesche di immaginare il futuro non sono assolutamente propizie”.

La parola tabù in questo senso è infatti budget. “Si tratta di un tema delicato in cui si mettono in gioco due elementi: aspettative di bilancio delle aziende mandanti e il giusto intendimento della variabile tempo in capo alle nuove generazioni di consulenti. Anche qui è possibile una mediazione. In questo caso dico ai giovani di porsi dei budget personali, in questo senso il risultato economico sarà il risultato della propria crescita. Non è un processo semplice“.

“Stiamo cercando di impostare corsi di studio tenendo attenzione alle dinamiche interattive tra la formazione accademica e la reale esperienza fatta sul campo. Non è un caso che un altro degli obiettivi è rendere strategica l’attività di tirocini e stage curriculari”, afferma Conte che sottolinea come il mondo consulenziale vuole ripartire dalle radici della professione, ovvero al mondo accademico e universitario che “sforna” quello che sarà il consulente di domani.

 

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