Allianz Bank FA, la storia di Raffaella

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di Matteo Chiamenti 8 Luglio 2021 | 10:54

Sono essenzialmente due i temi caldi che caratterizzano da anni, per non dire da sempre, il settore della consulenza finanziaria in Italia. Il primo, forse il più discusso, è quello del ricambio generazionale, legato a un’età media dei consulenti finanziari che supera abbondantemente il mezzo secolo; il secondo, maggiormente riferibile al mondo finanziario nel suo complesso, riguarda la presenza minoritaria di professioniste rispetto a professionisti.

Se favorire l’ingresso dei giovani nel mercato è essenziale per la sopravvivenza de facto dello stesso, promuovere la consulenza finanziaria senza barriere di genere, è fondamentale per offrire ai risparmiatori italiani una proposta professionale che faccia delle competenze l’unico elemento discriminante per la scelta dei servizi.

Il mercato della consulenza finanziaria italiano è consapevole di ciò e non è forse un caso se la percentuale di donne tra i giovani professionisti del settore risulta nettamente maggiore rispetto a quella complessiva del campione; ecco quindi che lo sviluppo di servizi di advisory sempre più competitivi e dal respiro internazionale, dovrà necessariamente passare da una visione strategica d’insieme relativa ai temi precedentemente citati.

A tal proposito BLUERATING ha deciso di contattare alcune tra le principali banche e reti operative in Italia con la finalità di comprendere meglio lo status quo delle donne che lavorano nella consulenza finanziaria.
Una prima parte di domande per la società e una seconda sequenza di quesiti dedicati direttamente alle professioniste. Ciò che emerge è la consapevolezza che nel Bel Paese il percorso di “normalizzazione” non è ancora terminato, ma appare altrettanto evidente la ferma volontà di proseguire con sempre maggiore impegno lungo questo importante cammino. Qui di seguito le domande per Raffaella Cristiano, consulente finanziaria di Allianz Bank FA.

– Come e quando ha deciso di intraprendere la professione di consulente finanziaria?Lavoravo in un importante istituto di credito da circa dieci anni, ed il mio tempo e le mie responsabilità erano sempre maggiori. In banca mi sono sempre occupata di finanza fino a diventare responsabile ‘’Borsa e titoli’’ del borsino di agenzia. Poi la vita mi ha messa davanti a una nuova sfida: la nascita di mia figlia e, contemporaneamente, la preparazione e il superamento dell’esame di Stato per l’iscrizione all’Albo OCF. Così ho scelto di svolgere la libera professione e da allora lavoro con grande soddisfazione per Allianz Bank.

– Quali sono state le tappe più significative del suo percorso professionale?Sicuramente il mio percorso formativo. La preparazione all’esame per l’iscrizione all’Albo dei Consulenti Finanziari prima e la certificazione Efpa (European Financial Planning Association) poi: mi hanno dato una grossa carica emotiva, oltre che una solida competenza professionale, che prosegue con i corsi di aggiornamento continuo, indispensabili per consolidare la propria formazione e professione. Altra cosa da non dimenticare è il percorso di costruzione delle relazioni: consolidare continuamente il rapporto con il cliente è stato ed è il fulcro del mio lavoro, soprattutto ora che viviamo in epoca social. Trovo infatti indispensabile instaurare con i miei clienti un rapporto esclusivo di condivisione delle scelte di investimento. Tutto questo mi ha permesso di costruire un solido rapporto con i clienti che continua da oltre 20 anni.

– A suo avviso cosa cambia, in Italia, tra essere un professionista uomo o un professionista donna della consulenza finanziaria?

Per una consulente finanziaria la strada una volta era molto più impegnativa, non tanto per le differenze di genere all’interno dell’ambito lavorativo, quanto piuttosto per la diffidenza iniziale che la clientela riservava alle donne consulenti. Nonostante sia provato da studi che le donne sono più prudenti degli uomini nella pianificazione finanziaria e più dedite all’ascolto, infatti, ci scontravamo con un tabù tradizionale che vedeva il patrimonio di famiglia gestito esclusivamente dall’uomo.

Negli ultimi anni abbiamo però assistito a un processo di cambiamento profondo, favorito anche dall’impegno in prima persona del nostro Amministratore Delegato, anch’essa donna. Si tratta di un mutamento culturale importante, teso a rafforzare nelle nuove generazioni di colleghe non solo le competenze, ma anche soft skills come l’empatia e la capacità di ascolto, elementi che fanno parte della nostra natura. Una sempre maggiore presenza femminile anche nella consulenza finanziaria sarà un grande valore per tutti e sono certa che proseguiremo su questa strada.

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