Azimut, la storia di Anna

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di Matteo Chiamenti 13 Luglio 2021 | 12:12

Sono essenzialmente due i temi caldi che caratterizzano da anni, per non dire da sempre, il settore della consulenza finanziaria in Italia. Il primo, forse il più discusso, è quello del ricambio generazionale, legato a un’età media dei consulenti finanziari che supera abbondantemente il mezzo secolo; il secondo, maggiormente riferibile al mondo finanziario nel suo complesso, riguarda la presenza minoritaria di professioniste rispetto a professionisti.

Se favorire l’ingresso dei giovani nel mercato è essenziale per la sopravvivenza de facto dello stesso, promuovere la consulenza finanziaria senza barriere di genere, è fondamentale per offrire ai risparmiatori italiani una proposta professionale che faccia delle competenze l’unico elemento discriminante per la scelta dei servizi.

Il mercato della consulenza finanziaria italiano è consapevole di ciò e non è forse un caso se la percentuale di donne tra i giovani professionisti del settore risulta nettamente maggiore rispetto a quella complessiva del campione; ecco quindi che lo sviluppo di servizi di advisory sempre più competitivi e dal respiro internazionale, dovrà necessariamente passare da una visione strategica d’insieme relativa ai temi precedentemente citati.

A tal proposito BLUERATING ha deciso di contattare alcune tra le principali banche e reti operative in Italia con la finalità di comprendere meglio lo status quo delle donne che lavorano nella consulenza finanziaria.
Una prima parte di domande per la società e una seconda sequenza di quesiti dedicati direttamente alle professioniste. Ciò che emerge è la consapevolezza che nel Bel Paese il percorso di “normalizzazione” non è ancora terminato, ma appare altrettanto evidente la ferma volontà di proseguire con sempre maggiore impegno lungo questo importante cammino. Qui di seguito le domande per Anna Fenocchio, consulente finanziario di Azimut.

– Come e quando ha deciso di intraprendere la professione di consulente finanziaria?Dopo 15 anni in una banca dove ho completato un percorso professionale che mi ha portato alla direzione di una filiale di Torino di Intesa Sanpaolo, nel 2000 ho deciso di affrontare un cambiamento importante e radicale passando dalla posizione di dipendente con pochissime prospettive di carriera, all’essere imprenditore di me stessa nel settore che mi ha sempre appassionato e che ancora mi appassiona, quello della finanza e della consulenza finanziaria.

2 – Quali sono state le tappe più significative del suo percorso professionale?

Sicuramente in primis l’aver scelto Azimut e il suo grande valore nel mondo della finanzia italiana: cioè l’indipendenza. Una scelta che in 20 anni ho riconfermato più volte nonostante le seducenti proposte economiche che continuano a pervenirmi anche da parte di importanti gruppi finanziari italiani e non. La tappa successiva è stato l’ingresso nella divisione di wealth management e poi quella di aver partecipato alla fondazione (ed essere oggi parte integrante) di Azimut Global Advisory. Questa è una divisione, nata nel 2013, che offre servizi evoluti di advisory finanziaria affiancati da servizi integrati quali consulenza legale fiscale, immobiliare e insurance con partner ogni giorno presenti nelle nostre agenzie a disposizione dei nostri clienti.  E’ una realtà, all’interno di Azimut, in continuo sviluppo in termini di studi e progettualità per creare opportunità e soluzioni alle sempre più ampie necessità di gestione del patrimonio complessivo dei nostri clienti.

– A suo avviso cosa cambia, in Italia, tra essere un professionista uomo o un professionista donna della consulenza finanziaria?
In quanto consulenti finanziari e liberi professionisti non credo vi siano importanti e significative divisioni di genere. Le differenze dipendono dal contesto e dagli interlocutori, a volte essere donna penalizza e a volte invece avvantaggia perché noi forse abbiamo una maggiore sensibilità ed intuito, utili a migliorare la comunicazione e il gestire situazioni più delicate in un lavoro che come il nostro si basa anche molto sul creare buoni rapporti umani. Si deve emergere ed affermarsi per capacità, preparazione e serietà professionale: il concetto di “quote rosa” spero venga presto superato e che non debba più essere necessario, e che vi siano invece persone pronte, attive, preparate che creino gruppo, anzi squadra, per raggiungere insieme grandi risultati.

Qui le precedenti puntate del dossier:
Credem, il wellbanking al femminile
Credem, la storia di Anna
Allianz Bank FA, un team di cf diversificato per una migliore advisory
Allianz Bank FA, la storia di Raffaella
Azimut, inclusione e diversità sono già realtà

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