Enasarco, così non si va da nessuna parte

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di Redazione 6 Settembre 2021 | 11:58

Proponiamo di seguito un comunicato a firma Uilpa relativo alle recenti vicessitudini che hanno coinvolto Enasarco.

In tutti i Servizi della Fondazione si registrano umori di forte preoccupazione in merito all’attuale situazione operativa dell’ente, che a seguito delle elezioni degli Organi statutari nello scorso autunno ha visto fino ad agosto una composizione del C.d.A. incompleta e instabile, fatto questo che ha sospeso molte attività interne che necessitano di indirizzo politico e atti autorizzativi. Ci riferiamo, in particolare, all’Ufficio Gare e Contratti del Servizio Bilancio, all’Ufficio Gestione Risorse del Servizio Risorse Umane, al Servizio Patrimonio Immobiliare, al Servizio Affari Legali e, non ultimo, alServizio IT. Viceversa, più normalizzata è la situazione nelle U.O. che svolgono attività Istituzionali, che solo indirettamente sono investite da questa inerzia, ma nelle quali l’atmosfera è comunque “sospesa”, in attesa di maggiori certezze. Come Sindacato veniamo quotidianamente sollecitati a spiegare quali siano i motivi per i quali non si sia riusciti a definire la composizione del Consiglio di Amministrazione all’indomani delle elezioni e i lavoratori ci chiedono di sapere cosa stia accadendo, anche allarmati dalla risonanza che la stampa dà agli avvenimenti. In qualità di Sindacato dei lavoratori ci sentiamo responsabili di ricordare e spiegare in poche parole, a tutti, cosa stia avvenendo. Il 28 dicembre 2020 la Commissione Elettorale decide di non ammettere la validità del voto di un delegato della lista “Fare Presto”, per presunti motivi tecnici. Tale decisione consente la formazione di un C.d.A. con una maggioranza che elegge l’attuale Presidente.

Tuttavia, la decisione della Commissione Elettorale viene contestata dalla coalizione “Fare Presto” (Confesercenti, Fiarc, Anasf e Federagenti), in accordo con Confartigianato (Assopam), che intraprendono un’azione giudiziaria presentando ricorso al Tribunale Civile di Roma il quale, lo scorso 22 aprile 2021, accoglie la richiesta e dichiara illegittimi i motivi che avevano condotto la Commissione Elettorale della Fondazione ad escludere dal voto un delegato della lista Fare Presto Confesercenti, impedendogli la partecipazione alla scelta dei componenti il nuovo Consiglio di Amministrazione. Nonostante la pronuncia del Tribunale di Roma del 22 aprile, la Commissione Elettorale resta inerte e la Fondazione, per il tramite del proprio Presidente, avvia un ricorso avverso la suddetta ordinanza. A nulla sono valsi gli interventi dei Ministeri Vigilanti che, dopo essere stati informati degli esiti della vicenda giudiziaria, non solo hanno confermato l’illegittimità della costituzione dell’organo statutario, ma hanno invitato il C.d.A. affinché adottasse un comportamento ispirato alla necessaria prudenza. Lo scorso 22 giugno il Tribunale di Roma ha respinto definitivamente il ricorso proposto dalle sigle resistenti, confermando di fatto la decisione assunta dal Giudice del Tribunale di Roma in data 22 aprile 2021, ordinando, in particolare, di provvedere al “ripristino dello status quo ante” e, dunque, di procedere alla nuova proclamazione dei voti sulla base dei legittimi risultati elettorali attestati nel verbale dell’Assemblea dei delegati del 23 dicembre 2020. Ciò malgrado, il 6 luglio scorso la Commissione Elettorale ha proclamato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione con 12 componenti eletti, non assegnando 3 dei 5 seggi delle case Mandanti.

L’ultima nota Ministeriale dello scorso 28 luglio, richiamando la pronuncia del Giudice della sentenza del 22 aprile 2021, pare che abbia invitato la Fondazione ad attivarsi secondo “sistemi democratici che rispettino la proporzione delle forze in campo”, affinché fossero assegnati i 3 seggi vacanti nel rispetto della proporzione del voto espresso dalle Mandanti, così come previsto dallo Statuto e dal Regolamento elettorale, al fine di richiamare le proporzioni che la platea degli elettori aveva inteso esprimere nella costituzione dell’Assemblea dei delegati, riproducendo in tal modo la volontà dei medesimi in seno al C.d.A.. Ciò avrebbe comportato l’assegnazione di due seggi su tre alla coalizione Fare Presto Confesercenti/Confartigianato, risultata la più votata dalle ditte preponenti, diventando maggioranza in C.d.A., che si andrebbe a contrapporre a quella dell’Assemblea dei Delegati, dove invece è in maggioranza altrettanto risicata (31 a 29) quella costituita da Confcommercio Confindustria Usarci Confapi ecc.. Invece, la Commissione Elettorale con un voto a maggioranza ma questa volta con la defezione di uno dei componenti, ha deciso di interpretare la nota del Ministero decidendo di estromettere un Consigliere eletto di Confartigianato (Assopam) e di sostituirlo con un altro della lista Fare Presto (che ci risulta abbia prontamente dichiarato l’illegittimità di tale nomina e diffidato dal procedere), mantenendo di fatto gli stessi rapporti di forza in seno al Consiglio, con un’evidente anomalia, cioè la Lista appartenente a Confcommercio e Confindustria con 4.428 voti ha ottenuto la nomina di due Consiglieri, mentre la Lista di Confartigianato (Assopam) con 3.021 voti ha ottenuto l’incomprensibile estromissione del proprio Consigliere. Oggi abbiamo un Consiglio composto da 14 consiglieri, con un seggio vacante, che non dovrebbe essere legittimato ad operare. Non serve a nessuno che la gestione operativa e parte del management si affanni per questa o l’altra coalizione, senza un accordo tra i due gruppi non si va da nessuna parte e questo non è utile né alla platea degli iscritti e delle ditte Mandanti né, tantomeno, a quella dei dipendenti. Questi, in sintesi, i fatti a nostra conoscenza.

In tutto questo intricato rompicapo, i lavoratori silenziosamente continuano a fare tutto quello che devono e che possono per la categoria, anche a dispetto di certe lettere di richiesta di restituzione somme contrattualmente dovute, fatte passare come “atto dovuto”, o nonostante “manifestazioni di forza” come il trasferimento d’ufficio, lesivo della dignità del lavoratore per le modalità con cui è stato fatto, a dispetto della procedura, sul quale ci riserviamo di chiedere spiegazioni per evitare che diventi un modus operandi acquisito.

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