Banche, come difendersi dall’ondata di npl

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di Redazione 8 Settembre 2021 | 10:55

Mentre le economie europee si preparano alla ripresa più significativa dal secondo dopoguerra, la maggior parte delle banche porta le cicatrici del Covid-19. Le crisi economiche hanno sempre dato luogo a momenti di grande cambiamento, che hanno rimodellato intere industrie. Ora gli istituti bancari, nello specifico, devono affrontare una scelta importante, scegliendo se sfruttare la crisi come catalizzatore per rilanciare il proprio business e tornare a crescere, o perpetrare il proprio modello attuale nella vana speranza di una ripresa inerziale.

“Le banche oggi hanno un’opportunità unica di ripensare ai propri modelli, con l’obiettivo di assicurarsi una crescita redditizia”, commenta Roberto Frazzitta, Partner di Bain & Company e co-autore del report. “E’ chiaro come le banche europee debbano affrontare la sfida incombente di un aumento dei crediti in sofferenza, ma è necessario che guardino anche oltre, accelerando la digitalizzazione e lavorando sulla sostenibilità, in modo che diventi veramente centrale nel loro business”.

Prevediamo”, continua Frazzitta“che il flusso di NPL in tutta Europa – tra la fine del 2021 e il 2022, cioè nel momento in cui i governi nazionali sospenderanno le misure eccezionali sui prestiti – possa toccare una cifra compresa tra 0,9 e 1,2 trilioni di euro. In Italia storicamente il flusso di NPL è particolarmente correlato alla decrescita del PIL: per questo motivo anche nel nostro paese la magnitudo sarà importante. Si tratta di un’ondata di portata considerevole, ma gestibile se le banche assumono un atteggiamento proattivo”.

Le banche, infatti, avranno bisogno di identificare gli asset del loro portafoglio prestiti maggiormente sottoposti a stress, raggrupparli in cluster e immaginare un programma su misura per affrontare ciascun cluster.

“Oltre a questo tema abbastanza urgente, le banche europee devono fare i conti con altre preoccupazioni, avendo sofferto per anni di un basso rendimento del capitale, con il ROE in calo ulteriormente nel 2020 e il cost-income ratio rimasto bloccato in media a circa il 66%”, aggiunge Giulio Naso, Partner di Bain & Company e co-autore del report.

Dietro questi numeri si nascondono diversi problemi: in primo luogo, l’ampio divario digitale esistente tra le giovani banche e quelle tradizionali, che limita le performance di queste ultime in termini di costi, velocità ed esperienza del cliente. In secondo luogo, la redditività è evaporata nei pool di entrate tradizionali, come i prestiti commerciali oltre i 250.000 euro.

Cinque imperativi per la ripresa

Per gestire queste preoccupazioni strutturali, una volta sviluppato un piano solido sul tema NPL, le banche dovrebbero concentrarsi in particolare su cinque aree.

  • Accelerare la digitalizzazione. Tutte le banche tradizionali hanno lanciato iniziative digitali. Tuttavia, con i clienti che acquistano sempre più prodotti finanziari dalle fintech e dalle grandi aziende tech, è importante per i manager delle banche valutare onestamente la velocità del loro progresso digitale e accelerare gli investimenti nelle aree che contano di più per i clienti e per la redditività dell’istituto. 
  • Controllare i costi in modo sostenibile. Un approccio a lungo termine e sostenibile dipende dalle ambizioni del management, ma anche dall’approccio dei dipendenti – a tutti i livelli – in ottica di far emergere le opportunità di riduzione dei costi. Una cultura positiva sotto questo profilo inizia dalla definizione del budget partendo “da zero”, piuttosto che essere legato alle valutazioni dell’anno precedente. Tra l’altro, dal momento che sarà sempre più diffuso lo smart working, le banche dovranno ripensare l’uso dei beni immobili, eliminando gli spazi non funzionali e ottimizzando quelli necessari. Inoltre, le banche dovrebbero risparmiare attraverso un uso più intelligente della tecnologia, della digitalizzazione e degli strumenti di automazione.
  • Trovare nuove strade per la redditività. Con lo spostamento dei flussi di reddito, molti manager del settore sono rimasti interdetti di fronte alla riduzione dei profitti. Affrontare la realtà è uno step essenziale per sfruttare al meglio le opportunità che possono emergere dalla ripresa.
  • Trasformare la sostenibilità in una proposta commerciale. Sempre più spesso, gli elementi di sostenibilità vengono considerati come componenti chiave della crescita nel settore bancario. I prodotti e la consulenza relativi a questioni come la decarbonizzazione e il rischio climatico porteranno a una riconfigurazione dei processi interni sulla gestione del rischio, la catena di fornitura e i beni immobiliari. Raggiungere un profilo sostenibile può tradursi in una migliore economia e in una maggiore resilienza della banca.
  • Accelerare il consolidamento. Il settore bancario europeo rimane troppo frammentato. Dal 2019, i primi tre player di ogni mercato nazionale hanno meno del 50% dei depositi del proprio mercato. Il ritmo delle operazioni di M&A è destinato a salire, dato che gli asset sono relativamente a buon mercato in questo momento. I deal nazionali che coinvolgono le banche più piccole potrebbero essere la risposta alle pressioni sui costi ed alle richieste normative. I deal opportunistici transfrontalieri emergeranno sulla scia della spinta delle autorità di regolamentazione che chiedono istituti più grandi e più sani. E alcuni deal saranno indirizzati ad ampliare il modello di business delle banche con l’acquisizione di fintech, le cui valutazioni sono scese.

“Le banche che affrontano ora le sfide e le opportunità esistenti hanno molte più possibilità di crescere negli anni post-pandemia e di godere di un vantaggio competitivo duraturo, indipendentemente dalle nuove sfide che emergeranno” conclude Frazzitta.

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