Consulenti, ecco vizi e virtù delle polizze unit linked

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di Nicola Ronchetti 20 Settembre 2021 | 11:39

Le unit linked, essendo polizze assicurative legate a quote di fondi d’investimento riassumono in loro la doppia natura di prodotto assicurativo e d’investimento. Teoricamente sono la panacea per il nostro Paese considerato che i due problemi che affliggono gli italiani sono il fenomeno della sotto assicurazione e l’enorme massa di liquidità impiantata nei conti correnti. Le unit linked vengono promosse dal mercato enfatizzandone tre vantaggi.

  1. La loro impignorabilità e insequestrabilità;
  2. La possibilità di nominare come beneficiario un soggetto che non ha il diritto naturale all’eredità.
  3. L’esenzione dalle imposte di successione

Viceversa uno dei maggiori limiti è che molti riconoscono a questi prodotti costi per la gestione del capitale elevati rispetto ai risultati che permettono di ottenere. Certamente, se il costo dovesse essere talmente elevato da annullare o addirittura superare in valore assoluto l’eventuale rendimento positivo atteso dalla componente d’investimento e se a fronte di ciò non vi fosse alcun vantaggio per il sottoscrittore, si tratterebbe di una vera e propria scorrettezza.

Costi da pesare

E sarebbe ancora più grave perché perpetrata ai danni di un investitore, come quello italiano, che è tra i meno assicurati e i meno investiti, non solo per scarsa educazione finanziaria e assicurativa ma soprattutto per mancanza di fiducia nei confronti delle banche e delle compagnie. A ciò si aggiunga che il danno sarebbe enorme non solo a livello del singolo investitore ma anche per l’intera società in quanto minerebbe alla base la possibilità che gli italiani possano essere adeguatamente protetti e i loro soldi adeguatamente gestiti causando un danno anche alle generazioni che verranno. Certo come in tutte le professioni, ci sono professionisti corretti e meno corretti che preferiscono un uovo oggi piuttosto che una gallina domani. Preferiscono cioè spennare il cliente sperando che non se ne accorga. Peccato però che, non appena il cliente se ne accorge, può essere considerato perso per sempre.

L’asse ereditario

Il vizio delle unit linked è correlato alla loro stessa natura. Trattandosi di prodotti che contengono a loro volta altri prodotti finanziari, per ridurre i costi è più conveniente comprare direttamente i fondi senza la componente assicurativa, qualora la finalità sia esclusivamente l’ investimento; se invece l’obiettivo è valutare il proprio asse ereditario in un’ottica di successione, allora la sottoscrizione di una polizza è senza dubbio una opzione valida. Per poter valutare l’opportunità di mettere assieme o meno la soluzione assicurativa con la gestione del risparmio, occorre innanzitutto l’ausilio di un professionista serio ma anche competente. Al di là della buona fede del proponente, l’elemento centrale è infatti la competenza in campo assicurativo, una qualità per nulla scontata per un consulente finanziario.

La giusta alchimia

Investimenti e assicurazioni appartengono a due mondi differenti, i primi sono correlati a una componente di rischio, le seconde hanno principalmente un ruolo di protezione. Questo è il motivo per cui le reti dei consulenti finanziari che puntano anche alla protezione hanno creato figure di insurance specialist che affiancano i consulenti finanziari. Ci sono poi importanti player di mercato come il gruppo Allianz con Casa Allianz, che hanno deciso di investire su un’integrazione delle competenze tipiche degli agenti assicurativi con quelle dei consulenti finanziari. Anche il colosso elvetico Zurich, guidato da Mario Greco, sembra credere in questo mix, avendo acquisito la rete dei consulenti finanziari di Deutsche Bank. Vincere questa partita con la giusta alchimia è fondamentale per fare evolvere il mercato in un’ottica in cui a podio vanno tutti: risparmiatori, agenti e consulenti finanziari

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