Storia di un consulente che amava le pressioni commerciali

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di Redazione 28 Settembre 2021 | 11:06

Pubblichiamo di seguito un contributo inviatoci da un nostro lettore relativo alla tematica delle pressioni commerciali. Un punto di vista sicuramente originale, destinato a fare discutere. Scriveteci (anonimato garantito) a [email protected]

Gentile redazione di Bluerating, ti scrivo perché vorrei intervenire in merito alle tante lamentele che sento sul tema delle pressioni commerciali. Ebbene, voglio andare controcorrente (so che non pochi colleghi storceranno il naso, anche se poi dentro di loro vorrebbero essere come me): a me le pressioni commerciali piacciono. Mi spiego. Io credo che in ogni lavoro la “pressione” sia utile per raggiungere importanti risultati professionali. Lo è quando si gioca si pratica uno sport e lo è quando si è in un’azienda. Senza nessuno che ti rompe le palle, perdonatemi il termine, il 90% delle persone si siede. Fare consulenza fine a sé stessa è una balla che ci piace raccontare per passare tutti da verginelle.

La verità è che la consulenza è un lavoro e come tale deve farci campare e per campare bene con questo lavoro è inevitabile imporsi certi obiettivi. E certi obiettivi sono di natura commerciale, non prendiamoci in giro. Certamente bisogna rispettare le esigenze del cliente, ma la vera sfida di un buon consulente, a mio avviso, risiede nella capacità di bilanciare una buona consulenza per chi seguiamo, con una buona resa economica per noi e la nostra mandante. Lungi da me, ripeto, dire che bisogna piazzare solo strumenti remunerativi ai clienti fregandosene della pianificazione, ma secondo me bisogna fare una asset allocation coerente, scegliendo strumenti che garantiscano un buon ritorno anche per la mandante e per noi, a patto che, ripeto, siano coerenti con le esigenze dell’investitore. Altrimenti saremmo una onlus, non un intermediario finanziario. Ma dato che non facciamo beneficenza (per quella esiste il volontariato), accettate le pressioni e fate del vostro meglio. O sarete dei consulenti mediocri, magari amatissimi dai vostri clienti, ma destinati ad abbandonare la professione, perché non si campa d’aria. Vi svelo un segreto: si può essere amati anche guadagnando abbondantemente e assecondando le esigenze commerciali della vostra mandante, ve lo assicuro.

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