Consulenza: l’industria è felice, ma ci sono consulenti tristi

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di Andrea Giacobino 8 Ottobre 2021 | 12:04

Quella che si è tenuta lo scorso 7 ottobre 2021 a Milano alla Fondazione Cariplo è stata la quinta edizione dei BLUERATING AWARDS, la manifestazione che Bluerating ha ideato nel 2017 per premiare le eccellenze della consulenza finanziaria italiana. L’appuntamento è caduto in un momento felice dell’industria. Nella prima metà dell’anno, infatti, le reti di consulenti finanziari hanno realizzato una raccolta netta pari a 28,8 miliardi di euro; i volumi di attività sono così aumentati del 28,3% rispetto ai risultati dei primi sei mesi del 2020, impattato dalla pandemia. Le dinamiche di crescita si sono focalizzate sul comparto del risparmio gestito con investimenti netti complessivi più che raddoppiati (+136,6% a/a) e pari a 21 miliardi di euro. Più della metà dei volumi totali di raccolta è stata realizzata nel periodo aprilegiugno (15,8 miliardi di euro) con la conferma della maggiore predisposizione all’investimento in prodotti del risparmio gestito (10,7 miliardi). L’attività di raccolta e l’andamento dei mercati finanziari hanno spinto la valorizzazione del portafoglio dei clienti delle reti ad un nuovo massimo storico: a fine dello scorso giugno, infatti, gli asset valevano quasi 745 miliardi di euro con un incremento su base annua più consistente per la componente finanziaria/ assicurativa/previdenziale. È aumentato anche il numero di clienti seguiti dai consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, ora pari a quasi 4,8 milioni: nei primi sei mesi dell’anno sono circa 157 mila i nuovi clienti. Tutto bene, quindi? Non esattamente e proprio su questo numero troverete un articolo sui “consulenti finanziari tristi”, tema innescato sul sito bluerating.com. Tristi perché? “Il problema, cari miei, è duplice: zero rappresentanza nei confronti delle mandanti e una piramide sopra la testa con 3 o 4 gradi dove un manager di area arriva a 500mila euro + bonus. Se la catena di comando avesse grande valore sarebbe ottimo, il problema è che si ragiona cosi: budget nuovo prodotto 100 milioni di euro, consulenti attivi 100, allora 1 milione di euro per ognuno. E giù a quadrare, compensando gli scarsi con i bravi pur di ottenere il premio come manager da portare ad esempio nella convention nazionale, dove ti invitano a spese tue e guai se non ci sei a battere le mani”. I virgolettati citati fanno parte di una delle tante lettere giunte sull’argomento alla redazione di BLUERATING. Possiamo mettere in fila qualche numero al proposito: negli ultimi cinque anni (2016- 2019) i provvedimenti di cancellazione dall’Albo dei consulenti finanziari sono stati in tutto 13.346, compensati solo in parte dalle nuove iscrizioni che nello stesso periodo sono state meno di 11mila. Così gli iscritti all’Albo dai 55.111 di fine 2015 sono scesi a 51.630 a fine dello scorso anno. È lecito chiedersi se le ragioni della tristezza abbiano qualche fondamento.

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