Reti, la maxi-cedola è all’orizzonte

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di Redazione 13 Ottobre 2021 | 11:55

Si torna alla normalità, benché lentamente. Così sarà anche a Piazza Affari, dove da inizio ottobre banche e assicurazioni possono tornare a staccare le cedole dopo l’ok della Vigilanza bancaria della Bce al ritirato del divieto di distribuire dividendi (e di fare buyback). La situazione attuale, sostiene la Vigilanza bancaria attuale, è diversa rispetto a quella del 2020 quando, per motivi prudenziali legati alla pandemia e alla crisi economica, era stata sospesa la distribuzione delle cedole e l’acquisto di azioni proprie degli istituti.

Uno sblocco da 20 miliardi
Attenzione, però: non sarà un ritorno generalizzato e, nel comunicare lo stop alle restrizioni, la Vigilanza bancaria europea avverte che discuterà caso per caso il ritorno alla normalità discutendo i piani di distribuzione dei dividendi e di buy back con ciascun istituto. Chi starà meglio dal punto di vista patrimoniale potrà dare prima l’attesa cedola ai propri azionisti. Le autorità di vigilanza riprenderanno infatti a valutare i piani patrimoniali e di distribuzione dei dividendi di ciascuna banca nell’ambito del regolare processo prudenziale. Ciò significa che l’autorità di vigilanza sulle banche dell’area dell’euro, guidata da Andrea Enria, valuterà la situazione caso per caso: se un istituto di credito non avrà i numeri per erogare cedole, la Bce potrà bloccare il dividendo. Lo sblocco, comunque, vale circa nel complesso 20 miliardi di euro entro fine 2021 e, in base a quanto calcolato dagli analisti di Bank of America, anticiperà un flusso cedolare di quasi 60 miliardi in contanti l’anno prossimo. Uno scenario allettante per molti investitori, che in parecchi casi potranno contare su rendimenti del dividendo anche a doppia cifra. A cominciare dal comparto delle banche-reti, dove le società quotate in media vantano, per dirla all’inglese, un dividend yield medio del 7,7%. Per fare un confronto l’indice di riferimento per Piazza Affari, il Ftse Mib, è attualmente al 3%. E le big del settore in esame, forti anche di un rapporto tra prezzo e utili (P/E), sempre in media, inferiore a 14,5 (17,8 quello relativo al Ftse Mib) appaiono ancora appetibili.

Spazio per un allungo
Ed è così nonostante la performance media a un anno total return sia prossima al 40% (contro il 35% del benchmark preso in considerazione) e quella a sei mesi faccia segnare un rialzo di oltre il 20% (+13% circa il Ftse Mib). Più nel dettaglio, in funzione del valore di quotazione di metà settembre, il gruppo Azimut guidato da Pietro Giuliani, fa segnare un rendimento del dividendo del 4,2%. E con un P/E di 7 il titolo sembra ancora conveniente sebbene a 12 mesi i corsi siano saliti del 54% e a sei mesi la performance sfiori il +25 %. Un rialzo che ha riportato le quotazioni a ridosso dei massimi pre pandemici, in area 25 euro. Ma i top storici di Borsa, poco al di sotto della soglia dei 30 euro, lasciano spazio per un ulteriore allungo, favorito da un quadro tecnico caratterizzato da un movimento all’interno di un solido (almeno per il momento) canale ascendente. Per gli analisti Azimut vale un add per gli esperti di Banca Akros con fair value di 27 euro, un add per Intesa Sanpaolo con target price di 26,10 euro, un hold per Equita con prezzo obiettivo di 24 euro e un neutral per Mediobanca con target di 24 euro. Per la prossima trimestrale invece l’appuntamento è fissato per l’11 novembre. Proseguendo, Banca Generali guidata da Gian Maria Mossa vanta ora un dividend yield del 14,4%, il migliore del comparto. Anche in questo caso il quadro tecnico del titolo resta impostato al rialzo. E, magari dopo un’auspicabile fase laterale di consolidamento di breve termine, potremmo assistere a nuovi top. In quest’ottica, per gli analisti di Intesa il titolo è add con target di 38,30 euro, per Barclays è overweight con obiettivo di 41 euro e per Banca Akros è neutral con fair value di 35 euro. Ancora, Banca Mediolanum guidata da Massimo Doris registra un rendimento del dividendo dell’8,9%, che associato a un P/E contenuto a meno di 12 e a un quadro tecnico a Piazza Affari ancora con spazio di crescita con massimi storici e pre pandemici ancora non toccati fanno presupporre un ulteriore rialzo delle quotazioni, mercato generale permettendo. A 12 mesi la performance è del 37% circa e a sei mesi l’ascesa dei corsi sfiora il 20%.

Performance e overperformance
I prossimi target? Per Intesa Sanpaolo il titolo vale un buy con obiettivo di 9,50 euro, per Banca Akros un accumulate con fair value di 9 euro e per Mediobanca il giudizio è outperform con fair value di 9,30 euro. La prossima trimestrale è in calendario il 10 novembre. Infine, ultima ma non certo per importanza, FinecoBank che mostra attualmente un dividend yield del 3,45% (il più basso del comparto) e un P/E di 26 (il più elevato). Il titolo appare tecnicamente inserito in un canale rialzista di medio-lungo periodo che potrebbe in tempi rapidi far registrare nuovi massimi storici (mercato generale permettendo, ovviamente). In tal senso, Equita lo giudica buy con target di 16,60 euro e Credit Suisse vale un outperform con obiettivo di 17,30 euro. Nel frattempo, la raccolta continua a crescere: ad agosto è salita a 587 milioni di euro dai 377 milioni dello stesso periodo del 2020 e il patrimonio totale si è attestato a 103,8 miliardi, con una crescita del 22%. Da inizio 2021 inoltre i nuovi clienti sono quasi 80mila. L’appuntamento con la trimestrale è fissato il 9 novembre.

 

 

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