Consulenti, follower mon amour

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di Nicola Ronchetti 19 Ottobre 2021 | 11:11

È notizia recente che Chiara Ferragni, la più nota influencer italiana con milioni di follower, ha firmato con il gruppo Safilo un accordo pluriennale per la produzione e la distribuzione della prima collezione di occhiali a suo marchio, tutto ciò dopo che il suo ingresso nel cda di Tod’s ne ha fatto volare il titolo in borsa. Quasi tutti i professionisti considerano i social network come uno strumento essenziale per la propria attività: oggi ad ognuno è data infatti la possibilità di avere una propria emittente, una propria audience e una linea editoriale.

Pochi advisor su Instagram e Twitter

Il principale social network utilizzato per motivi di lavoro dai professionisti della gestione del risparmio è LinkedIn: l’89% dei consulenti finanziari dichiara di farne uso, percentuale che sale al 92% tra i big della categoria. Tra i dipendenti bancari spiccano i private banker con l’85% di utilizzo per lavoro contro il 25% dei gestori bancari dedicati al segmento affluent. Facebook registra percentuali decisamente inferiori: 43% per i consulenti finanziari, 35% per i top, 24% per i private banker dipendenti e solo l’8% per i gestori bancari dipendenti. Twitter e Instagram al momento hanno percentuali d’uso non significative e comunque ben sotto al 10%. Per quali motivi si utilizzano i social network? Per il 71% dei consulenti finanziari al primo posto c’è la “ricerca di visibilità presso i propri clienti attuali e potenziali”, percentuale che scende rispettivamente al 49% e al 37% per i dipendenti bancari rispettivamente dedicati ai clienti private o affluent.

Passaggio irrinunciabile
Sempre i dipendenti bancari ripongono più fiducia nei social network per “acquisire informazioni sui clienti” (44%) o per “acquisirne di nuovi” (39%): su questo i consulenti finanziari sono più tiepidi con percentuali rispettivamente del 21% e del 17%, forse perché hanno un proprio portafoglio clienti più consolidato. Dalla modalità d’uso e dalle motivazioni si possono evincere alcune conclusioni. Per un professionista che vuole stare sul mercato alimentando la propria reputazione e visibilità è fondamentale essere presente sui social network. D’altronde la sola presenza su LinkedIn o su Facebook non è di per sé garanzia di successo. La reputazione di un professionista si costruisce giorno per giorno servendo bene i propri clienti che a loro volta, attraverso il passaparola positivo, anche on line, contribuiscono a realizzare l’unico e vero passa condotto verso il successo. D’altronde è altrettanto vero che il 74% degli Hnwi millennials usa i social network (LinkedIn 69%, Facebook 56%, Instagram 14%) per verificare la reputazione di private banker, consulenti finanziari e banche. Il concetto chiave quindi non è la presenza o meno in rete, ormai data come assodata, ma la qualità e i contenuti delle connessioni: se si è presenti ma non connessi, si è soli, Chiara Ferragni docet.

 

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