Mediobanca, nessun M&A in vista

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di Redazione 27 Ottobre 2021 | 11:50

Febbre da M&A, dopo i rapporti conclusi tra Unicredit e Mps. Ma non ci sono grosse sorprese a casa Mediobanca, lo si evince dalle risposte date agli azionisti. Come scrive Il Sole 24 Ore, chi chiedeva del prestito titoli che ha permesso a Mediobanca di rafforzare al 17,2% i diritti di voto in Generali è stato rinviato al comunicato stampa del 23 settembre.

Quanto ai rapporti con Bnp-Paribas si sostiene che si tratta di rapporti «esclusivamente finanziari» che «si riferiscono esclusivamente a operazioni di tesoreria e derivati». Per il resto la risposta è no all’eventualità di trasferire la sede in Olanda, al voto maggiorato, a riduzioni di personale, ad aumenti di capitale. Ma, come prevede il piano presentato due anni fa – non si esclude la possibilità di crescita esterna. «Eventuali opportunità potranno essere valutate qualora si manifestassero», si legge nelle risposte pubblicate ieri che ricordano le operazioni di questo tipo realizzate negli ultimi anni, ovvero «l’acquisizione del 50% di Banca Esperia per il rafforzamento della presenza nel private banking, di Cairn, Ram e Bybrook per l’asset management, l’acquisizione delle attività italiane di Barclays per il potenziamento di CheBanca!, la partnership con MMA per le attività di investment banking in Francia».

Oggi il consiglio di Mediobanca licenzierà i conti del primo trimestre dell’esercizio 2021/2022, che si prospettano positivi. Secondo il consensus degli analisti i ricavi dovrebbero attestarsi intorno a 665 milioni rispetto ai 626 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente e l’utile a 225 milioni dai 200 precedenti. Domani per l’assemblea è attesa una partecipazione che potrebbe arrivare al 70%, superiore al 65% dell’anno scorso, considerato che Del Vecchio nel frattempo ha quasi raddoppiato la sua quota al 18,9% e nel capitale è spuntato anche Caltagirone con poco più del 3%. È da vedere come voteranno i due imprenditori, che hanno partecipazioni importanti anche in Generali. Il mercato, che potrebbe rappresentare circa la metà del capitale presente in assemblea, a stare alle valutazioni dei proxy advisor dei fondi, dovrebbe dire sì a tutto.

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