Mps, sarà privata (prima o poi)

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di Antonio Potenza 3 Novembre 2021 | 11:40

Mps diventerà privata, al netto del matrimonio sfumato e sorvolando il tempo richiesto alla Bce per l’operazione. Come scrive La Repubblica, il governo italiano ha avviato con la Commissione Europea le interlocuzioni necessarie per la proroga. Ad annunciarlo è il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, in audizione di fronte alle commissioni Finanze di Camera e Senato.

“A prescindere dalla tempistica della soluzione la privatizzazione costituisce un punto d’arrivo necessario. La modifica degli impegni con la Ue richiederà ulteriori misure compensative a carico della banca”, che “dovranno essere concordate con la Commissione Ue dal Governo, facendo affidamento sull’indispensabile supporto della banca che dovrà definire un nuovo piano che sia all’altezza di questo traguardo, tenendo conto sia delle note positive che si riscontrano nell’evoluzione dello scenario macroeconomico sia delle incertezze e dei rischi che tuttora caratterizzano il medesimo” ha dichiarato.

La struttura patrimoniale di Mps potrebbe essere rinforzata mediante un’operazione che sappia convincere il mercato, basata su un piano solido e credibile. Il ministero dell’Economia, a detta di Rivera, è pronto a sostenere l’operazione. Il Mef, ha aggiunto, “continuerà a garantire che la banca sia gestita in modo efficiente e che rimanga patrimonialmente solida”.

Insomma nel futuro di Mps, ciò che c’è di certo  – l’unico punto fermo, in realtà – è che lo Stato non permarrà nel capitale dell’istituto senese per sempre. Anzi qualsiasi operazione è finalizzata alla fuoriuscita dello Stato proprio da quel capitale. In ogni caso, al momento al Mef c’è un “cauto ottimismo” sulla trattativa con l’Europa che comprende “anche il tema della rinegoziazione degli impegni previsti dalla decisione del 2017 che non sono stati pienamente rispettati e che riguardano in particolare la riduzione dei costi, riportando i medesimi su un livello di sostenibilità nel lungo periodo”.

Il dg ha poi ripercorso le motivazioni che hanno portato alla rottura con la banca guidata da Andrea Orcel, che aveva avviato un’esclusiva per rilevare parti del Monte dei Paschi. “La stima di Unicredit relativamente al fabbisogno di capitale è stata ritenuta eccessiva dal ministero, anche perché determinata in gran parte da considerazioni di carattere meramente contabile e non giustificate da un effettivo bisogno patrimoniale di Mps: tutto questo, insieme alla divergenza tra il corrispettivo richiesto da Unicredit per il perimetro aziendale e il valore individuato sulla base delle metodologie di mercato, ha determinato un’impossibilità a conciliare le posizioni delle parti”, ha detto.

 

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