Enasarco e il fascino discreto della borghesia

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di Matteo Chiamenti 11 Novembre 2021 | 11:40

Ne Il fascino discreto della borghesia, capolavoro cinematografico di Luis Bunuel, un gruppo di commensali non riesce mai a portare a termine il proprio pranzo, di volta in volta interrotto da vicessitudini dallo stampo più o meno onirico. Un riferimento che bene si adatta alla storia recente di Enasarco, un Ente che sembra non riuscire mai a trovare la quadra della propria governance; anche quando questa appare in procinto di trovare finalmente una sua stabilità, a prevalere è un nulla di fatto dai contorni piuttosto surreali. Ma andiamo con ordine.

L’Odissea ha origine dalle ultime elezioni, svoltesi in modalità on-line dal 24 settembre al 7 ottobre 2020 e conclusesi lo scorso 4 gennaio 2021 con la designazione di Antonello Marzolla come presidente dell’ente. Una nomina discussa, figlia di una votazione contestata, sullo sfondo di una diatriba irrisolta tra due fazioni: da una parte la maggioranza di Anasf, Federagenti, Confesercenti-Fiarc, Confartigianato-Assopam e dall’altra quella di Confcommercio-Fnaarc, Confindustria, Confcooperative, Confapi, Cgil, Cisl, Uil e Usarci.

Battaglie legali
A questa contesa sono susseguite diverse battaglie legali, l’ultima delle quali, lo scorso 14 ottobre 2021, ha visto il tribunale civile di Roma accogliere il ricorso d’urgenza presentato dalla lista “FarePresto” (espressione della prima “fazione”, quella composta dalla maggioranza di Anasf e altre associazioni) ordinando l’immediata sospensione della esecuzione della decisione della commissione elettorale del 4 agosto 2021, ovvero della deliberazione assunta il 23 dicembre 2020 nella parte in cui la stessa è stata assunta dalla commissione elettorale. Nel dettaglio stiamo parlando dei due atti con cui la commissione ha di fatto strutturato in due tempi l’attuale composizione del consiglio dell’Ente. In un primo momento, immediatamente dopo le elezioni, non era stato validato il voto del delegato di FarPresto! Romualdo Nesta. Mentre lo scorso agosto, pur considerando nel conteggio l’espressione di Nesta (dopo intervento del Tribunale di Roma che aveva, in ragione di ciò, sospeso l’efficacia della precedente delibera), erano stati di fatto lasciati inalterati i “pesi” delle diverse fazioni all’interno del consiglio stesso. Da qui la ripresa delle tensioni interne all’Ente, con la storia che ci riporta a questo ottobre e alla nuova presa di posizione del Tribunale di Roma.

Mano tesa
Al di là delle più o meno prevedibili conseguenze sulla scacchiera direttiva dell’Ente, vi sono due elementi politici da segnalare. Il primo è quello di una FarePresto! che, probabilmente galvanizzata dall’esito della propria ultima “crociata” legale, tende ufficialmente la mano all’attuale maggioranza. Alcuni estratti del comunicato trasmesso dopo l’ordinanza sono infatti evidenti in tal senso: “La lista non ha alcun interesse a proseguire in uno scontro che sta indebolendo l’ente proprio quando più avrebbe bisogno di buona gestione. E quindi continuerà a negoziare con le componenti più responsabili dell’altra lista un accordo che conduca a una larga intesa, una coalizione più ampia, per superare l’asfittica maggioranza di 8 a 7 (su 15 componenti totali del consiglio, n.d.r.) che non basta a nessuno per garantire la gestione incisiva di cui Enasarco ha bisogno. Una trattativa aperta a tutti i soggetti disponibili a lavorare per il futuro di 230mila scritti che hanno già subito troppi danni, negli ultimi anni”.

Spirito di salvaguardia
Alfonsino Mei, che conduce insieme alla coalizione le trattative per l’allargamento di una maggioranza, ribadisce il concetto: “Noi abbiamo sempre e solo voluto costruire un futuro migliore per Enasarco, con chiunque condivida la sostanza e lo spirito di salvaguardare l’Ente con professionalità e onorabilità a favore degli iscritti”. Sull’altro fronte politico troviamo però la posizione dell’attuale presidente Marzolla, il quale ha prontamente presentato reclamo avverso all’ordinanza del Tribunale di Roma, scelta che comunque non andrebbe a sospendere l’efficacia dell’ordinanza stessa. Insomma, se le ultime battute di questa vicenda sembrano ormai avvicinare la lunga guerra intestina istituzionale a una prossima catarsi, il lavoro di conciliazione tra gli schieramenti in campo resta tutt’altro che semplice; anche perché forse, come ci ricorda lo scrittore francese Pierre Decourcelle, la diplomazia è pur sempre la via più lunga tra due punti.

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