Columbia Threadneedle: “C’è ancora valore nelle azioni”

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di Francesca Vercesi 25 Novembre 2021 | 16:19
L’outlook sul 2022 mercati della casa d’investimenti internazionale

La pandemia sta raggiugendo i due anni e i mercati stanno navigando con un elevato grado di volatilità. La Cina, paradossalmente, rispetto al resto del mondo ha avuto meno casi e una crescita economica più elevata ma disturbata dai problemi sulla catena degli approvigionamenti. A fare da sfondo la riduzione degli stimoli con il cambio di rotta delle politiche monetarie. E ora? Come sarà il 2022, considerando che alla luce degli aumenti dei prezzi dell’energia e delle carenze della catena di approvvigionamento sono riemerse le preoccupazioni per l’inflazione? Più in generale il prossimo sarà un anno di crescita rallentata, inflazione (si spera) al ribasso, tassi in rialzo. Ne parliamo con gli esperti di Columbia Threadneedle Investments durante un incontro dove hanno presentato l’outlook per il prossimo anno sull’andamento dei mercati e le asset allocation dal titolo ‘Abbiamo superato il picco?’ «Nel corso del 2022 si invertirà la rotta sui tassi di interesse, la direzione del regulator è chiara. Nel frattempo, avvicinandosi al prossimo anno si spera ci sia un miglioramento delle catene di approvigionamento e una riduzione dell’inflazione. Il prossimo, poi, sarà un anno di cambiamenti anche sul fronte politico: il passaggio del testimone in Germania e le elezioni in Francia», commenta William Davies, vice responsabile globale investimenti di Columbia Threadneedle Investments. Continua: «in alcuni paesi europei si è tornati ai livelli del pre pandemia, altri come Italia, Spagna e Uk, sono rallentati. Insomma, c’è spazio di miglioramento agli occhi di un investitore soprattutto nella seconda parte del 2022. In Europa il livello di m&a è molto elevato perché le aziende stanno sfruttando il costo vantaggioso del credito per fare fusioni e acquisizioni e questo, si spera, darà sostegno alla crescita economica».

Perché è bene guardare ai titoli growth. Quella della pandemia è stata una recessione diversa rispetto alle altre perché c’è stata una ripresa lampo ma con grandi differenze nei consumi (miglioramento dei beni più che nei servizi). «Ora bisogna capire da dove verrà l’inflazione. Quanto alle valutazioni e ai multilpli, il rapporto tra prezzo e utili è ancora robusto e solido, al di là del fatturato ma ci sono aree più costose di altre», spiega Melda Mergen, responsabile globale mercati azionari della società. «Più in generale, tra value e growth preferiamo le società perché, anche se sono più costose, secondo noi le aziende di qualità in un contesto di crescita più bassa come quello che si sta prefigurando saranno più interessanti. Sono più orientate alla qualità e alla crescita e quindi funzioneranno meglio. Le small cap sono più economiche delle large cap e c’è ancora sostegno sui ciclici anche se è meno ovvio capire su quali puntare. C’è qualche opportunità anche sui finanziari. Bisogna quindi, per ottenere un extra rendimento, analizzare titolo per titolo», continua la money manager. Infine l’attenzione al mondo esg è sempre più importante «perché va a influenzare la solidità di un’azienda. Va integrata all’interno della ricerca e della selezione dei titoli. Noi consideriamo anche quelle in transizione e che stanno vivendo processi di miglioramento. Incoraggiamo le aziende a far i cambiamenti necessari per andare verso lo zero netto e questo si vede dalla composizione dei nostri portafogli».

Opportunità sul credito. Il cambiamento delle politiche monetarie non crea certo un vento favorevole al mondo del fixed income ma non mancano le opportunità. «Innanzitutto bisognerà guardare al mondo del lavoro, alla qualità dei nuovi lavori, al potere negoziale dei dipendenti e al comportamento delle aziende di fronte a un rialzo dell’inflazione. Oggi mancano 6 mln di posti di lavoro rispetto al picco», taglia corto Gene Tannuzzo, responsabile globale mercati obbligazionari del gruppo. Il contesto è complicato e gli effetti di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro si vedranno tra parecchio tempo. «Negli Stati Uniti 90 milioni di persone hanno richiesto sussidi da marzo 2020 e oggi resta un grosso squilibrio tra domanda e offerta. Sulle politiche di bilancio i governi sono in difficoltà». E aggiunge: «Tutte le banche centrali hanno abbassato i tassi, su 20 banche 18 cominceranno ad alzarli nel 2022. Bisognerà quindi guardare alla velocità dell’andamento tassi a breve e ai premi al rischio degli spread sul credito. Di certo siamo tornati a valutazioni più costose rispetto alla media degli attivi di credito. Bisogna quindi cercare migliore qualità del credito e trovare valide alternative rispetto ai titoli di stato». E qui il riferimento va al mondo dell’high yield. Dice l’esperto: «le aziende con elevato grado di debito (hy appunto) s sono comportate molto bene perché il tasso di default è stato pari allo 0,8% e questo è molto positivo. Certo le valutazioni sono costose, eppure quasi il 20% dell’indice HY potrebbe essere rivalutato al rialzo e finire dunque nel mondo investment grade, rendendolo quindi più appetibile ai fini dell’investimento. Nel 2020, del resto, ci sono stati molti downgrade e quindi il 2022 sarà un anno molto importante perché cambieranno molte cose. Il 20% del mercato HY potrà essere rivisto al rialzo. Infine molti settori del reddito fisso hanno performato in un contesto di tassi in aumento. Una duration più breve o con scadenze diversificate sarà un’idea valida per investire. Il 2022 sarà un anno di piccoli ammortizzatori, non ci saranno politiche monetarie accomodanti ma maggiore stabilità dei prezzi.

Inflazione. L’inflazione sarà qualcosa con cui fare i conti quest’anno e il prossimo. «Inutile nascondersi. L’inflazione è un problema ed è difficile definirla temporanea. Se i policy maker dovessero fare errori di valutazione, questo potrebbe avere impatto sui decenni a venire quindi bisogna monitorarla bene e capirne la sua composizione. Sicuramente sta durando più a lungo di quanto ci si aspettasse», commenta Gene Tannuzzo. «Molte aziende hanno il potere di passare l’aumento dei prezzi ai consumatori che, nonostante questo, continuano a comprarne i beni. Altre no. Tutto ciò va osservato per bene. Di positivo c’è che nel sistema c’è un grosso risparmio che può essere speso», continua. Quanto al petrolio, «è aumentata la domanda e i prezzi sono saliti. Certamente potrebbe salire sopra agli 80 dollari ma non credo che l’Opec agirà contro i propri interessi», conclude l’esperto.

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