Consulenti: il mercato interroga e gli investitori rispondono

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di Redazione 29 Novembre 2021 | 10:19
Di fronte al riemergere di un mercato finanziario severo come non lo si vedeva da un po’, arriva il vero esame di maturità per investitori e consulenti. Sapranno reagire correttamente o cercheranno, ancora una volta, conforto in antiche certezze?

A cura di Maria Anna Pinturo, consulente presso Credem con la qualifica di Wealth Planner e fondatrice del blog diversamentefinanza.com. 

Vi chiedo di dedicarvi a guardare e confrontare per qualche minuto queste due scene:

Scena ciak si gira da….. “esame di maturità”:

Scena ciak si gira da ….”un esame un po’ diverso ma sempre di maturità”:

Ho deciso di proporvi un confronto tra queste due scene provocata dalla giornata dei mercati di venerdì 26 novembre, che tanti significati potrebbe assumere, ma sicuramente uno su tutti: assomiglia a un esame di maturità. Il professore – in questo caso il mercato finanziario – sa sempre cosa deve chiedere e sa muoversi con destrezza in conseguenza di fatti e discorsi, per esempio quelli che abbiamo visto essere protagonisti di quella giornata, il “black friday”. Al lato opposto della scrivania (alludendo metaforicamente alla scena di un esame come è ben rappresentato nelle due scene sopra), ecco ovviamente l’investitore e, mica altrettanto ovviamente, il consulente finanziario.

Ebbene, le due scene mi sono venute in mente non a caso. Perché, in fondo, il mercato finanziario si è comportato per molto tempo (mantengo la vaghezza temporale perché ormai abbiamo i riferimenti) come un professore a lezione senza pretesa di verifiche, insomma sulla falsariga dell’amatissima maestra delle elementari che tutti ben rammentiamo nei nostri ricordi d’infanzia, più simile a una figura materna che istituzionale, sempre attenta a ogni minima necessità dei suoi affidati piuttosto che orientata a un ossessivo controllo sulle loro conoscenze. Così facendo, il mercato finanziario ha in qualche modo educato alla compiacenza, piuttosto che all’approfondimento o alla ricerca, creando una sorta di complicità con l’investitore, fatto e finito, dopo oltre un anno e mezzo di questo sistema edulcorato di insegnamento, identificato in un prototipo di finto studente modello. Finto, perché non verificato, non interrogato, non chiamato a rispondere a domande puntuali sulle sue scelte, quasi non fossero più necessarie dato l’andamento del mercato, senza scosse e irrequietezze. Ma, soprattutto, l’esito di questa docenza “addomesticata” da parte del mercato finanziario ha fatto sì che l’investitore, nel tempo, assumesse una veste sempre più certa e determinata a fare senza troppo pensare, ad agire senza troppo approfondire, al punto di non aver bisogno di chiedere per capire di più.

«Il mercato va, questo è evidente», ha continuato a pensare l’investitore in più di un’occasione, «bisogna solo seguirlo e cavalcare l’onda». Prendere, entrare, uscire, comprare, vendere. Queste le azioni e reazioni. Semplice. Con un incedere di affermazioni forti anche di fronte al consulente, che spesso si può essere sentito un po’ scavalcato, insomma, e inutile, o in alcuni casi insufficiente di fronte all’imponenza delle evidenze del mercato, non meno che a quelle del suo interlocutore. Senza volerlo, insomma, l’investitore, sempre più protetto da una maestra troppo conciliante, si è ritrovato a essere presuntuoso, andando al significato della parola, cioè uno che ha un’opinione eccessiva delle proprie doti e capacità. Ma, questo è importante, non per colpa sua.

A renderlo così è stato lo stesso mercato finanziario di questi tempi. Peccato che, se un maestro è troppo protettivo e non sollecita con continue verifiche i dovuti approfondimenti, lo studente si ripiega su se stesso alimentando sé e quello che crede di sapere. Così ha fatto il mercato, creando tanti “prototipi alla commendator Zampetti”, che si presenta nella scena all’esame di maturità davanti ai veri professori parlando appunto di sè:  «Io sono Zampetti, forse non avete capito…» . Invece che rendersi disponibile a rispondere alle domande dei suoi esaminatori. Uscendone  irrimediabilmente sconfitto.

Ma allora la domanda è: come ne uscirà l’investitore, messo di fronte a un mercato che potrebbe, come ha fatto vedere venerdì scorso, essere più orientato a spogliarsi della veste della maestra-mamma per vestire la più austera ed esigente figura del docente esaminatore, pronto a porre domande più radicali e a sottoporre a un vero esame di maturità? È qui che la domanda costringe noi consulenti finanziari a verificare il lavoro fatto con i nostri clienti in questi mesi. Me lo sono chiesta io proprio venerdì: i miei clienti saranno pronti a un atteggiamento di ricerca e di attesa di approfondimenti orientati a non distruggere il lavoro fatto, bensì a capirne le ragioni e a perseverare nelle decisioni, un po’ ricordando l’atteggiamento del giovane al colloquio di lavoro della scena superbamente rappresentata da Will Smith ne “La ricerca della felicità”, o partiranno invece da assunzioni di certezze cui il mercato li avrà abituati, pronti pertanto a restare fermi su di esse senza accettare di imparare nuovamente a comprendere cosa stia accadendo?

Tutto capita a tutti, prima o poi, se c’è abbastanza tempo, diceva George Bernard Shaw. Io sono curiosa e resto in ascolto. E voi?

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