Bnp Paribas SA, Bartolomei: “Ecco la mia visione di sostenibilità”

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di Antonio Potenza 21 Dicembre 2021 | 09:56

Bluerating ha avuto il piacere di intervistare Roberto Bartolomei, Head of Global Markets Theam Quant Fund Sales per Bnp Paribas SA, che ha raccontato il suo personale punto di vista sulla sostenibilità e poi quello perseguito da Theam Quant. Passando per il Carbon Offset Plan fino ai settori sostenibili del futuro.

Dott. Bartolomei, visto l’impegno di Theam
Quant range e di Bnp Paribas, con lei non posso che iniziare con una definizione personale – visto anche il suo point of view professionale sull’argomento – del termine sostenibilità.

La volontà di offrire investimenti ESG e sostenibili all’interno della gamma dei fondi Theam Quant è saldamente ancorata all’impegno del gruppo BNP Paribas di svolgere un ruolo chiave nel sostenere aziende e investitori che voglio implementare pratiche, attività e investimenti sostenibili. Investire nel tema della sostenibilità può essere gratificante dal punto di vista finanziario.

Nel lungo periodo inoltre, il nostro pianeta migliorerà grazie alle energie a basse emissioni di carbonio, sostenibilità ambientale e crescita equa e inclusiva. Gli investitori possono contribuire a rendere il mondo un posto migliore investendo responsabilmente.

Recentemente la vostra gamma Esg si è ampliata, ci può raccontare le novità?

Il 2021 è stato un anno intenso ed entusiasmante per la nostra gamma di soluzioni ESG, durante il quale abbiamo lanciato tre soluzioni estremamente complementari e integrato i fattori ESG in una gamma di fondi e ETF già esistenti. Innanzitutto ci siamo concentrati sul nostro range Carbon Offset, rafforzando i criteri finanziari impiegati nel processo di equity selection del THEAM Quant Europe Climate Carbon Offset Plan e lanciando la versione Investment Grade Credit di questa strategia incentrata sul carbonio e sulla transizione energetica.

Abbiamo poi lanciato sul mercato l’ETF BNP Paribas Easy ESG Growth Europe, il primo della nostra gamma fattoriale che integra i criteri ESG, per poi modificare recentemente gli ETF fattoriali esistenti e lanciati nel 2016 che hanno iniziato a utilizzare questa nuova metodologia.

Infine, abbiamo ampliato la nostra gamma di soluzioni difensive, attraverso il lancio del THEAM Quant FundsWorld Climate Navigator 90% Protected, in risposta alla necessità di soluzioni ESG protette nell’attuale scenario macroeconomico e sanitario incerto.

 

Quale pensa sia la missione e l’apporto che Theam può dare o sta dando al raggiungimento del Net Zero?

Dal lancio del primo fondo Carbon Offset Plan quasi tre anni fa, gli investitori ci hanno confermato che questa soluzione offre loro un incredibile trampolino di lancio verso l’obiettivo di transizione del portafoglio.

Apprezzano l’approccio olistico che permette loro di raggiungere i risultati fissati senza incorrere in inutile ritardi, grazie alla selezione di un portafoglio con una carbon footprint ridotta e prospettive di transazione energetica più positive rispetto al mercato e alla compensazione delle emissioni di carbonio rimanenti. Questa iniziativa offre una buona rappresentazione dell’ambizione di Theam Quant: fare leva sull’esperienza ESG e sul know-how finanziario sia del CIB che del braccio di Asset Management della banca. Il nostro motto, “Innovazione che conta”, racchiude questo concetto e questa missione.

 

Come si struttura il vostro processo di selezione degli strumenti?

Il processo di investimento alla base dei fondi Carbon Offset Plan può essere semplificato in quattro pilastri fondamentali.

Punto primo: definiamo il nostro universo di investimento in un’ottica sostenibile, assicurandoci di non investire in aziende coinvolte in attività controverse (tabacco, armi, carbone, ecc.), aziende coinvolte in controversie critiche e ci accertiamo che le società investibili presentano elevati standard ESG.

Punto secondo: selezioniamo le aziende utilizzando uno sistema di scoring finanziario proprietario, eliminando quelle con un outlook finanziario debole mentre investiamo nelle migliori aziende in base a dei criteri basati su redditività, momentum e valutazioni metriche. Inoltre, durante il processo di costruzione del portafoglio gestiamo il rischio con diversi vincoli, come quelli dell’allocation settoriale, regionale e sui singoli titoli, oltre al vincolo di tracking error rispetto al nostro universo d’investimento di riferimento.

Terzo punto: cerchiamo di raggiungere il principale obiettivo del fondo selezionando i leader della transizione energetica di ogni settore e regione, riducendo l’intensità di carbonio del 50% rispetto al nostro universo di investimento di riferimento. Una volta terminate queste prime tre fasi, ci troviamo di solito con circa 100 aziende con un peso dell’1%.

Quarto punto: ogni trimestre acquistiamo i crediti di carbonio necessari per compensare la rimanente carbon footprint del portafoglio (tenendo in considerazione gli scope 1 e 2, la compensazione potrebbe anche essere parziale). Sono crediti di carbonio del mercato volontario emessi dal progetto Kasigau Corridor REDD+ in Kenya, una delle iniziative più apprezzate e incentrata sulla protezione di 200,000 ettari di foresta a rischio, evitando di emettere 30 milioni di tonnellate di carbonio nei prossimi 30 anni.

 

Visto che una nomenclatura che definisca in modo netto i criteri ESG è ancora in itinere, come vi orientate nella scelta dei titoli? Come riconoscete i prodotti veramente sostenibili?

Sono stati fatti molti passi avanti sia dai regolatori sia dagli operatori di settore, quello relativo all’implementazione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) a partire da marzo 2021 è sicuramente il più significativo. Al contempo, miriamo a essere in linea con i più elevati standard stabiliti dai regolamenti e a definire target sostenibili quando sviluppiamo nuovi prodotti, come le strategie Carbon Offset Plan. Dal processo di investimento descritto in precedenza si evince che il nostro approccio è incentrato soprattutto su una strategia Best-in class e Selettiva. Il portafoglio viene costruito seguendo un approccio Thematic Investing che si pone l’obiettivo di massimizzare lo score relativo alla transizione energetica della strategia. Il processo viene applicato seguendo i principali vincoli di mitigazione dei rischi, una carbon footprint inferiore pari o inferiore al 50% rispetto all’universo di riferimento, o di diversificazione settoriale, controllando anche la deviazione del portafoglio rispetto all’universo di riferimento. Infine, il meccanismo Offset è l’ultima tappa del processo e consiste nell’eliminare le emissioni rimanenti dopo l’ultima riduzione, un fattore alquanto in linea con la blueprint promosso dalla recente Taskforce on scaling voluntary carbon markets’ guidata da Mark Carney che mira a ‘reduce, report and offset’.

 

Guardando al presente, ma strizzando l’occhio al futuro: quali sono e quali saranno i settori chiave nei prossimi anni, o meglio nel futuro sostenibile?

Siamo già in grado di identificare i settori che affronteranno sicuramente le sfide più dure per non essere più il problema ma piuttosto una parte della soluzione al problema. È opportuno includere in questa categoria i settori dell’energia, delle utility, dei trasporti e alcuni rami industriali, in quanto vanno monitorati con attenzione durante la transizione verso un futuro più sostenibile. Un percorso verso la carbon neutrality non può però basarsi esclusivamente su investimenti per sviluppare innovazione in tema di energie rinnovabili e infrastrutture di trasporto sostenibili. Questo ci ha portato a definire la strategia Carbon Offset così come la vediamo oggi, non solo per concentrarci sui grandi emettitori e sulle emissioni di carbonio attuali, ma anche per massimizzare lo scoring relativo alla transizione energetica del portafoglio e, quindi, esaminare la strategia e le azioni di ogni azienda in tutti i settori.

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