Da bancario a consulente, il coraggio di fare il salto

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di Nicola Ronchetti 24 Dicembre 2021 | 08:30

Come ogni anno Finer coinvolge nei suoi monitoraggi continuativi oltre 7mila professionisti tra consulenti finanziari, private banker e gestori bancari dipendenti. Si tratta di modelli di servizio caratterizzati da alcune differenze significative. Innanzitutto il contratto che lega i professionisti alla banca: la differenza tra essere un agente con un mandato o un dipendente cambia completamente la prospettiva dell’una e dell’altra figura professionale.

Questione di capacità

Il consulente ha scelto di puntare sulle proprie capacità e ha scelto di mettersi in discussione al punto da non dipendere più dalla banca per la propria remunerazione. E questo, nonostante anche il consulente finanziario operi con un mandato e con una mandante che ne regolano il rapporto, fa di questo professionista una sorta di imprenditore. Il dipendente è legato alla banca e ha certamente meno autonomia nella scelta dei prodotti e delle soluzioni da proporre ai clienti. Il tema dei prodotti e dei budget da raggiungere, pur riguardando entrambe le figure professionali, è vissuto in modo certamente più pressante dai dipendenti. Un altro elemento che segna una differenza importante è il livello di digitalizzazione della banca e delle dotazioni che questa mette a disposizione dei propri professionisti. Il consulente finanziario, da sempre abituato a operare fuori sede, può contare su piattaforme digitali e dotazioni sempre all’avanguardia sia nella relazione con la propria mandante che con i propri clienti. Questo rende il lavoro del consulente finanziario più agevole, consentendogli di dedicare più energie e tempo ai propri clienti potendo contare su processi più snelli ed efficienti rispetto ai dipendenti.

Trend da brivido

Il numero di dipendenti bancari è dieci volte quello dei consulenti finanziari con mandato attivo, ma il trend è da brivido: mentre il numero dei consulenti finanziari è stabile o in leggera crescita quello dei bancari è in caduta libera. I dati degli osservatori di Finer confermano che è molto diverso anche il sentiment tra le due figure professionali circa le prospettive della propria professione. Solo il 54% dei dipendenti bancari vede il proprio futuro professionale con ottimismo, contro l’88% dei consulenti finanziari. Solo il 29% dei dipendenti bancari è completamente soddisfatto della propria banca contro il 56% dei consulenti finanziari. Stupisce però che, a fronte di questi numeri, cala la quota di bancari che vede nel passaggio da dipendente ad agente un’opportunità: dal 50% del 2019 al 45% del 2020 al 32% nel 2021. Forse la paura di sbagliare prevale sul coraggio di mettersi in discussione. Quindi meglio un uovo oggi che la gallina domani? Se fosse così, sorge spontanea una domanda: perché lamentarsi del proprio lavoro invece che cercare di cambiarlo?

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