Caro consulente, ci sei o ci fai?

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di Redazione 3 Gennaio 2022 | 10:00

A cura di Maria Grazia Rinaldi

Perché è importante distinguere persona da ruolo? Spesso ascoltiamo le persone presentarsi dicendo sono un medico, sono un consulente, sono un impiegato. La domanda che spesso mi pongo è: sei o fai? Potrebbe sembrare una distinzione poco significativa ma proviamo a rifletterci insieme. Il ruolo porta con sé una serie di norme e aspettative e queste condizionano fortemente la persona e l’interpretazione del ruolo stesso.

Un copione da recitare
Il ruolo per un attore prevede un copione da recitare, copione spesso scritto da altri. La persona all’interno di questi schemi precostituiti sarà fortemente condizionata nel suo modo di fare e di agire quel ruolo. Pensate a tutta una serie di stereotipi legati ai ruoli che ogni giorno interpretiamo sia a livello personale, genitore, amico, coniuge, fidanzato, sia a livello professionale. Tutta una serie di schemi che spesso ci impediscono di sentirci davvero liberi di interpretare il ruolo in modo soggettivo. Pensiamo a quanto l’ambiente nel quale agiamo il ruolo sia condizionante e rischi di andare a confondersi con la persona. Pensiamo a quanto le relazioni siano condizionate da interazione in termini di ruoli, capo/collaboratore, consulente/ cliente, genitore/figli insegnante/alunno, come sarebbe bello se interagissimo in termini di persone. Quante volte succede di non sentirsi abbastanza bravo o di non sentirsi all’altezza? Ma non sei tu come persona all’altezza o meno, non sei tu come persona abbastanza bravo o meno, magari in quel momento stai solo rivestendo un ruolo per il quale è necessario che tu acquisisca nuove competenze e capacità. Oppure, magari sei all’altezza e sei bravo e semplicemente non ti riconosci in quel ruolo che non è costruito da te nelle sue modalità di azione e nel quale non riesci a esprimere appieno il tuo talento. Pensiamo a quanti attori non siano adatti a determinati ruoli, magari grandissimi attori, ma ai quali quel ruolo sta stretto, o non riescono ad entrarci appieno, o magari semplicemente non gli piace. Quegli attori non sono bravi solo perché non sanno o non vogliono interpretare quel determinato ruolo? Una delle cose più pericolose per un attore è identificarsi talmente tanto con il ruolo da perdere la propria identità. Il punto è che noi non facciamo gli attori di professione, quindi non solo non dobbiamo per forza essere in grado di interpretare qualsiasi ruolo, ma possiamo anche scegliere quali ruoli interpretare e come interpretarli.

Evolve e migliorarsi
Sicuramente, essendo all’interno di organizzazioni, non possiamo fare quel che vogliamo, in azienda non possiamo decidere noi le regole riferite a un ruolo, ma non dobbiamo perdere la nostra identità come persone se scegliamo di interpretarli. Svalutarci come persone in virtù dei risultati raggiunti in un ruolo può diventare pericoloso, significherebbe attaccare la nostra identità, che vale in quanto tale. In sostanza non valutiamo noi stessi in funzione dei risultati raggiunti in un determinato ruolo. Non ha nulla a che fare con quanto valiamo come persone. Migliorarsi è la base dell’evoluzione, continuiamo a farlo come persone e come ruolo, ma distinguiamo tra le due cose. Non valutiamoci rispetto ai risultati che raggiungiamo nel mestiere che facciamo, i risultati sono importanti, servono, ma valutiamoci come persone, valutiamoci rispetto a quello che siamo e non rispetto a ciò che facciamo. “Molti diventano personaggi perché non sanno essere persone” (Gesualdo Bufalino).

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