Consulenti, le 9 frasi da non dire al proprio manager

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di Ivan Casati 24 Gennaio 2022 | 12:39

Tra le skill che non possono mancare nel mondo del lavoro, una tra le più importanti è la capacità di gestire i rapporti con il proprio superiore. Questo vale anche nel settore della consulenza finanziaria, nel quale è fondamentale comunicare correttamente con il proprio manager, evitando affermazioni che potrebbero esprimere un atteggiamento scostante e favorire incomprensioni.

Babbel, azienda che si occupa dell’insegnamento di lingue online, ha stilato una lista delle 9 frasi da evitare nel modo più assoluto. Eccole di seguito, riadattate a uso dei consulenti finanziari:

“Non è compito mio” o “Non rientra nelle mie mansioni”.
Se interpellati su questioni estranee alle proprie competenze, non rifiutatevi mai in modo categorico. Meglio suggerire di rivolgersi a un collega più specializzato o – per dimostrarsi ancor più collaborativi – dichiararsi aperti a imparare.
Es. “Temo di non essere sufficientemente preparato. Potrei suggerire di rivolgervi a X?”

“Non mi pagano abbastanza per farlo”.
Anche in questo caso è meglio indicare un collega più qualificato per il compito, fornendo così un’alternativa.
Es. “Non penso di essere qualificato per occuparmene. Forse X sarebbe più idoneo?”

“Sto solo seguendo le direttive”.
Nell’eventualità di critiche, è bene spiegare le proprie motivazioni e i modi in cui il proprio lavoro sia in linea con gli obiettivi del team.
Es. “Non ne ero al corrente, ho cercato di rispettare quanto indicatomi. Come potrei fare?”

“Non è colpa mia”.
Assumersi le proprie responsabilità è importante. Non ignorate i feedback negativi: possono costituire un’opportunità per migliorarsi.
Es. “Grazie per l’appunto, ne terrò conto per la prossima volta”.

“Non mi interessa”.
Tra le espressioni peggiori da rivolgere al proprio manager, in quanto dimostra totale indifferenza nei confronti del progetto. Per una questione di rispetto, è bene mostrarsi disponibili all’ascolto anche per quanto riguarda compiti di cui non si è direttamente responsabili.
Es. “Purtroppo in questo momento non posso dedicarmici, ma ascolto volentieri”.

“Abbiamo sempre fatto così”.
Flessibilità e capacità di adattamento sono caratteristiche importanti. Se si rimane perplessi di fronte a una novità, meglio chiedere delucidazioni che mettersi sulla difensiva.
Es. “Interessante, come potrebbe funzionare?”

“È così e basta”.
Anche questa frase trasmette mentalità chiusa e scarse abilità di problem solving. È sempre suggeribile un approccio più propositivo.
Es. “Mi sembra difficile cambiare, ma avresti suggerimenti?”

“Sto già seguendo troppe cose”.
Nel caso in cui si sia sovraccarichi di lavoro, si potrebbe provare a concordare una scadenza compatibile con i compiti più urgenti. Se il compromesso non è possibile, vige l’alternativa di segnalare un altro collega che possa occuparsene.
Es. “Qual è la deadline? Posso occuparmene non appena conclusi i progetti attuali”.

“Non è giusto”.
Una presa di posizione passiva che non porta a nessun cambiamento. Meglio piuttosto cercare un confronto costruttivo.
Es. “Potremmo discuterne un momento?”

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