Consulenti, la strana sostenibilità delle scorie nucleari

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di Redazione 28 Gennaio 2022 | 11:38

Avete presente le scorie radioattive? Quelle figlie del processo di fissione nucleare alla base dell’energia prodotta dai reattori e che normalmente (si spera) vengono poi stoccate in depositi adibiti ad hoc? Ecco, stando a quanto potrebbe decidere la Commissione Europea in un futuro non troppo lontano, questi particolari prodotti entreranno a far parte del macro mondo delle energie rinnovabili. Non direttamente s’intende, ma in quanto parte del processo di produzione di energia nucleare, con quest’ultima che verrà appunto probabilmente inserita tra le fonti di energia sostenibile. Ecco quindi che anche la scoria nucleare, idealmente, acquisisce la coccarda della sostenibilità.

A “denunciare” questa curioso sillogismo è Banca Etica, che interviene duramente con un comunicato sulla prossima probabile scelta della Commissione UE di inserire gas e nucleare tra le fonti di energia sostenibile. Ve lo proponiamo di seguito:

Dopo un dibattito andato avanti per anni e, nonostante il parere degli esperti ingaggiati dalla stessa Commissione Europea, pare ora inevitabile che nella così detta Tassonomia – vale a dire l’elenco delle attività considerate sostenibili e dunque destinatarie di ingenti fondi pubblici e investimenti privati che vogliano definirsi green o sostenibili – saranno inclusi anche l’estrazione di gas e la produzione di energia nucleare.

Esperti autorevoli sono concordi nel dire che il gas è una fonte climalterante e che le centrali nucleari pongono rilevantissimi problemi di sicurezza e di gestione delle scorie radioattive.

Il Gruppo Banca Etica da oltre 20 anni pratica un modello di finanza etica che è molto più che sostenibile e che esclude dal credito e dagli investimenti interi settori di attività palesemente dannosi per l’ambiente o per le comunità, lesive dei diritti umani o poco trasparenti sul piano fiscale e di governance. La finanza etica mette al centro dell’attività economica e finanziaria le persone e il Pianeta. Di più, intende riformulare i fini e i mezzi della finanza per creare valore economico senza che vada a scapito del bene comune.  

“Sin dal 2018 abbiamo accolto con favore il tentativo della Commissione UE di regolamentare finalmente quali investimenti possano definirsi davvero sostenibili, allo scopo di dare norme chiare a quello che era diventato un far west di società finanziarie e imprese che fanno a gara a vendere i propri prodotti come sostenibili senza alcuna analisi rigorosa e con pratiche spesso di vero greenwashing – dice Anna Fasano, presidente di Banca Etica – . Mai ci saremmo aspettati una soluzione finale così al ribasso che inserisce tra le attività finanziabili anche gas e nucleare. Il nostro Gruppo continuerà a distinguersi con politiche di investimento più rigorose e selettive per portare un vero cambiamento nel sistema economico. Pur consapevoli dei seri problemi di approvvigionamento energetico che il mondo sta fronteggiando, riteniamo che chi vuole lavorare per il contrasto al cambiamento climatico e alla lotta alle disuguaglianze debba fare scelte coraggiose non più rinviabili e puntare sulle fonti rinnovabili”.

Etica Sgr fin dalla costituzione si impegna per un progressivo miglioramento nelle strategie di decarbonizzazione e di abbandono delle fonti fossili, contribuendo in modo importante a quell’azione dal basso per il cambiamento in questa direzione e per incidere sui comportamenti delle imprese. Da sempre carbone, petrolio e nucleare sono fuori dagli investimenti dei fondi di Etica sgr. Di recente abbiamo rivisto la politica di investimento rispetto alle società coinvolte, a vario titolo, in attività legate al gas naturale. Queste società verranno escluse dagli investimenti dei nostri fondi ad eccezione di quelle che presentino una convincente prospettiva di transizione. Le decisioni di investimento sono guidate da un’analisi specifica, volta a individuare la credibilità degli impegni assunti, valutandone la gestione, l’ambizione e l’efficacia, allo scopo di identificare gli attori che oltre all’uscita dalla dipendenza da questo combustibile fossile possano dare un contributo positivo alla transizione energetica”, aggiunge Ugo Biggeri, presidente di Etica Sgr. 

E voi, cari consulenti, cosa ne pensate? Che effetto vi farebbe proporre un fondo sostenibile che investe in rinnovabili ai vostri clienti, laddove questa novità fosse introdotta? E, più in generale, qual è il vostro giudizio sulla grande spinta commerciale che stanno avendo i prodotti esg? Scriveteci il vostro pensiero a [email protected], ci farà piacere pubblicarlo garantendovi come sempre l’anonimato.

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