Le dimensioni contano: Unicredit e Intesa pronte a operazioni transnazionali

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di Redazione 7 Febbraio 2022 | 10:53

I tempi sono maturi per operazioni transnazionali e a riferirlo è una recente analisi de Il Sole 24 Ore. Se sul mercato domestico del credito resta forte Monte dei Paschi di Siena, con il probabile accasamento di Carige in Bper la geografia del settore inizia a semplificarsi. Il destino della Banca popolare di Bari, invece, sembra essere quello di aggregata piuttosto che di aggregatrice, e a quel punto da chiarire sarà il futuro di Banco BPM e della Popolare di Sondrio Spa. 

LE DIMENSIONI CONTANO

In questo scenario, quindi, non resta che confrontare la realtà italiana con quella europea e statunitense. Le dimensioni delle imprese contano, in quanto in presenza di una dinamica dei costi ben determinata solo l’ampiezza delle dimensioni consente ricavi adeguati.

La banca americana JP Morgan, nel corso del 2021, ha realizzato utili netti per 41 miliardi, che corrispondono all’incirca alla capitalizzazione di Borsa di Credit Agricole, una delle maggiori banche europee. Anche Weels Fargo, banca statunitense con un modello di business tradizionale, nello scorso anno ha realizzato 18 miliardi di utile netto, che è quanto hanno messo insieme BnpParisbas e Santander, le prima banche rispettivamente di Francia e Spagna.

Il confronto Europa – resto del mondo è penalizzante: lei prime dieci banche europee capitalizzano meno di 600 miliardi di euro, quelle dell’area Asia-Pacifico arrivano 1,300 miliardi mentre quelle americane superano quota 1,700 miliardi, quasi tre volte le europee. Analizzando i bilanci, è evidente la differente capacità di produrre utile sui due lati dell’Atlantico. Il Roe, l’indicatore che misura la redditività sul capitale proprio, è mediamente del 7/8% in Europa e al 13/14% negli Stati Uniti. Inoltre, le banche americane hanno un costo del capitale inferiore a quello europeo: si parla dell’8/9% contro un 10% medio.

Visti i miglioramenti nei mercati domestici in Europa, con Italia e Spagna protagoniste di un percorso virtuoso di consolidamento, tutto questo porta a pensare che i tempi siano maturi per operazioni transnazionali tra i grandi player continentali.

POSSIBILI SCENARI

I big player americani però sono attratti da attività settoriali, come le banche specializzate. Indicativo come nelle prime dieci banche per capitalizzazione in Italia, dietro a Intesa e Sanpaolo, ci sono Fineco e Mediolanum, due banche online e senza agenzia.

In generale, nessuno è rimasto con le mani in mano: Sanpaolo e Unicredit hanno registrato mosse verso Svizzera, Russia e Germania. L’olandese Ing ha invece annunciato che uscirà dal mercato francese, mentre in Italia ha chiuso positivamente il 2021. Credit Suisse fa gola a diversi player, anche italiani, dopo alcuni scandali che ne hanno minato la reputazione, facendo passare il proprio titolo in un anno da oltre quota 13 franchi svizzeri a meno di nove.  Le più importanti realtà, quindi – Intesa, Unicredit, Ing, Bbva, Société Générale e Deutsche Bank – sono pronte per azioni di consolidamento e aggregazione a livello continentale. I tempi sono maturi perché anche in Europa si cambi passo.

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