Enasarco, il nuovo presidente alla sfida della credibilità

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di Andrea Giacobino 16 Febbraio 2022 | 10:25
La salita di Mei alla Fondazione: un’ottima notizia per i cf. Ma ora bisogna riformare tutta la politica dell’ente in nome dell’accountability

La nomina di Alfonsino Mei a presidente della Fondazione Enasarco dello scorso 25 gennaio è motivo di doppia soddisfazione. Da un lato finiscono le inutili e interminabili diatribe all’interno dell’ente e dall’altro un rappresentante dei consulenti finanziari e di Anasf, espressione della composita lista FarePresto! arriva per la prima volta al vertice. Il lavoro di profonda riforma che attende Mei può far “tremare le vene e i polsi”, ma conoscendolo ho la certezza che il nuovo presidente si metterà “pancia a terra” per ridare anzitutto credibilità a Enasarco, scossa in un passato recente da vicende poco edificanti sul tema della “accountability”. La nomina di Mei è arrivata dopo un percorso molto travagliato. Il 28 dicembre del 2020 la Commissione Elettorale della Fondazione Enasarco deliberava infatti sul consiglio di amministrazione dell’ente. Nulla di rilevante, se non per il fatto che le nomine non rappresentavano le volontà espresse dal voto delle case mandanti e delle imprese preponenti violando così gli articoli 12 e 17 dello statuto Enasarco. Non un dettaglio, insomma. Anzi, è difficile spiegarsi come sia stata disattesa, fino a pochi giorni fa, l’ordinanza del Tribunale civile di Roma che, il 22 aprile scorso, aveva sospeso l’efficacia della delibera assunta il 28 dicembre 2021 dalla Commissione Elettorale della Fondazione Enasarco, sulla base della quale era stato appunto eletto il consiglio.

La beffa porta la data del 4 agosto scorso, giorno nel quale i sei membri indicati dalle liste espresse da Confindustria e Confcommercio della Commissione Elettorale di Enasarco avevano confermato a maggioranza le nomine dei tre seggi vacanti tra i rappresentanti dei preponenti del consiglio. Sulla vicenda si è poi espresso il giudice unico Maurizio Manzi, il quale aveva ordinato “l’immediata sospensione della esecuzione della decisione assunta dalla Commissione elettorale del 4 agosto 2021”. La parola “fine” sulla vicenda è arrivata formalmente il 16 dicembre scorso, giorno in cui Manzi ha concesso tempo alla Commissione Elettorale di Enasarco dal 22 dicembre allo scorso 17 gennaio per dare attuazione alla sua ordinanza. L’intenzionalità dell’inosservanza dei pronunciamenti è oggi ancora più evidente dopo quanto accaduto, come ultimo capitolo di questa triste storia, il 29 dicembre scorso: a fronte della richiesta di dare attuazione all’ordinanza, avanzata da uno dei tre membri della Commissione Elettorale, la maggioranza dell’organo ha preferito infatti negare il contenuto della proposta per attendere lo scorso 17 gennaio, ultimo termine per l’attuazione e capolinea della passività con cui la governance di Enasarco ha continuato ad operare. Da oggi con Mei si cambia, e non potrà essere che per il meglio.

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