Fineco, il terzo polo bancario dal modello vincente

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di Viola Sturaro 28 Febbraio 2022 | 10:16

Mentre Piazza Affari, da quasi un anno, è in attesa di una mossa da parte di Andrea Orcel, ceo di Unicredit, gli altri non stanno a guardare. Come si legge sulle pagine de L’Economia del Corriere della Sera, infatti, dietro a Intesa Sanpaolo e Unicredit, il terzo polo bancario è FinecoBank che, con una capitalizzazione di mercato di 8,8 miliardi di euro, vale poco meno la somma delle cinque banche candidate alle aggregazioni (Banco Bpm, Bper più Carige, Popolare Sondrio e Mps) ed è sempre cresciuta senza mai attraversare un momento di crisi o aver bisogno di un aumento di capitale.

Guidata da Alessandro Foti, Fineco Bank rappresenta una banca-rete multicanale di nuova generazione, e per molti operatori può essere la banca del futuro insieme a Banca Mediolanum, Generali e Azimut.

Ma perché il modello Fineco è vincente? Perché oltre alla storica divisione di brokeraggio, da anni punta sulla distribuzione di prodotti bancari, di risparmio e di assicurazione tramite una rete di consulenti finanziari sempre più integrata con la tecnologia. I dati 2021 parlano di ricavi a 804,5 milioni (+7,4% di crescita), con un utile netto che ha toccato i 349,2 milioni di euro (+7,6%). La raccolta di Fineco asset management è stata pari a 336 milioni, con un totale clienti di oltre 1,4 milioni.

Lo scorso dicembre le neo-bank hanno messo a segno il miglior risultato mensile di sempre, con 6,8 miliardi di euro raccolti, che hanno spinto il totale del 2021 a 57,3 miliardi (+32% annuo).

A questo punto, ci si chiede fin dove possa arrivare il mercato della consulenza finanziaria, con le reti di consulenti che anno dopo anno hanno continuato a guadagnare spazio sulle banche tradizionali. Se nel 2011 il loro peso era del 9,3%, le previsioni di chiusura per il 2021 sono del 17,5%, una cifra quindi in doppia crescita. Un trend che sembra destinato a proseguire, con la ruota dei consulenti che, secondo le previsioni, è destinata a sfiorare il 20% nel 2026. Nel giro di quattro anni, quindi, le reti potrebbero arrivare a intercettare un quinto del risparmio degli italiani.

Il modello Fineco sta contagiando sempre di più anche le banche tradizionali, e viene guardato con interesse anche da alt realtà europee come Credit Agricole e Paribas in Francia, Ing in Olanda e Kbc in Belgio. Questo perché, per gli investitori, l’attività bancaria basata sul credito è considerata più come un rischio (Npl) che come un’opportunità di credito.

Dieci anni di tassi zero e incertezze, infatti, hanno lasciato in eredità una certa sfiducia e diffidenza verso l’attività creditizia. I banchieri europei, quindi, stanno decidendo di allocare il capitale sempre più verso attività legate al mondo del risparmio: una strategia che piace agli investitori, alle agenzie di rating e agli azionisti. Sorge però una domanda: se questa tendenza aumenterà, insieme all’assenza di un vero mercato unico dei capitali in Europa, chi finanzierà le piccole e medie imprese italiane?

 

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