Generali, per il nuovo cda spazio a donne e indipendenti

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di Viola Sturaro 15 Marzo 2022 | 10:04

Finalmente è arrivato il momento. Come si legge dalle pagine del Sole 24 Ore, il cda di Generali – convocato nel pomeriggio di lunedì 14 marzo – ha reso pubblica la propria lista di nomi per il rinnovo del board, in votazione dall’assemblea il 29 aprile.

In attesa della lista alternativa proposta da Caltagirone, ancora da svelare, i tredici nomi del cda sono composti da circa un 54% di donne, con un 77% che vanta i gradi di indipendente e un’età media in discesa a 56,5 anni contro un dato che a livello nazionale si attesta a 58,2 anni.

Nella scelta dei nomi, fondamentali sono state le conoscenze in ambito tecnologico, di governance e di risk management. Si è comunque scelto di mantenere una certa continuità con il passato e, oltre al ceo Donnet, sono stati confermati Rebecchini, Pelliccioli, Moriani e Mei-Pochtler. Un paio di settimane fa, inoltre, sono stati cooptati Andrea Sironi, Luisa Torchia e Alessia Falsarone. Ieri sono quindi uscite le ultime cinque proposte: Clara Furse (prima donna presidente al London Stock Exchange), Umberto Malesci (startupper formatosi al MIT), Marco Giorgino (professore al Politecnico e nel cda di Mps), Sabine Azancot (Mba ad Harvard) e Monica De Virgiliis (molto competente in ambito tecnologico e digitale).

La partita, dunque, si gioca sul filo del rasoio. Molto, infatti, dipenderà da come si schiererà il mercato. Un passaggio fondamentale potrebbe essere rappresentato anche da Assogestioni e dai suoi candidati.

Quanto ai dati 2021, gli analisti puntano sui conti in crescita che dovrebbero portare le principali voci del bilancio del Leone anche sopra l’esercizio del 2019. Risultato operativo e utile, secondo le parti più alte della forchetta, potrebbero raggiungere rispettivamente quota 6 e 3 miliardi.

La raccolta lorda dovrebbe attestarsi attorno a 73,6 miliardi contro i 70,7 del 2020, mentre il risultato operativo potrebbe arrivare a 5,69 miliardi contro i 5,21 del 2020 e i 5,19 del 2019. Per l’utile netto ci si aspettano profitti per 2,81 miliardi mentre nel 2020, causa svalutazioni, era stato di 1,74 miliardi e nel 2019 di 2,67 miliardi. Infine, sulla Solvency, gli analisti stimano un 228% contro il 224% di fine 2020 e un Combined Ratio al 91%, mentre la cedola dovrebbe essere di 1,07 euro, che parametrata sul prezzo di chiusura di ieri del Leone in Borsa (17,64 euro), offre un dividend yield del 6%.

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