Consulenti aprite le orecchie, ai giovani piacciono i Pac

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di Redazione 12 Maggio 2022 | 10:37

La differenza uomo-donna nell’universo dei sottoscrittori italiani, che ammontano a 11,7 milioni, si sta progressivamente annullando, in favore di un sostanziale equilibrio tra i generi, con le donne che oggi rappresentano il 47% degli investitori contro il 53% degli uomini. Negli ultimi 20 anni, questo gap è sceso da 16 a 6 punti percentuali (nel 2002 il rapporto uomini-donne era del 58%-42%). L’età media complessiva è di 61 anni e il 41% dei sottoscrittori ha un’età inferiore a 56 anni.

Sono alcuni dati salienti, aggiornati a dicembre 2021, dell’Osservatorio di Assogestioni sui sottoscrittori di fondi comuni. Lo studio, che dall’anno scorso è stato esteso anche ai fondi esteri collocati presso la clientela italiana, analizza fin dal 1996 le informazioni sugli investitori individuali, raccogliendo un set di dati che rappresenta un unicum a livello europeo.

Il valore medio generale dell’investimento in fondi è secondo l’ultima rilevazione pari a 53.000 euro. Tra le fasce più adulte della popolazione (oltre i 56 anni) la cifra è superiore a questa media e l’importo, inoltre, varia in base alla tipologia del prodotto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (31.000 euro), più alto per gli investitori in fondi esteri. Tra questi, il valore dell’investimento medio in fondi cross border si attesta a 66.000 euro.

A livello di ripartizione per area geografica, circa due terzi degli investitori risiedono nel Nord Italia: il 38% nel Nord-Ovest, il 26% nel Nord-Est. Nel Centro risiede il 19% dei sottoscrittori, al Sud il 12% e il 5% nelle Isole. Nel Nord si registrano importi medi investiti pari o superiori alla media.

Lo studio analizza anche la distribuzione della partecipazione al mercato dei fondi per modalità di sottoscrizione. In media, il versamento unico (PIC) rimane la forma prevalente, in quanto scelto dal 63% dei risparmiatori, mentre PAC e forma mista si fermano rispettivamente al 22% e al 15%.

Tuttavia, queste preferenze si ribaltano andando ad analizzare lo spaccato generazionale e concentrandosi sui sottoscrittori più giovani, fino ai 40 anni. Tra Millennials e Generazione Z, infatti, il 65% predilige modalità di sottoscrizione alternative, quindi PAC o forme miste, mentre i PIC vengono scelti dal restante 35%.

I dati relativi alle tipologie di fondi più presenti nei portafogli dei sottoscrittori indicano che le masse investite in fondi flessibili rappresentano il 29% del totale. L’asset allocation evidenzia valori differenziati in base alla tipologia di prodotto. Tra i fondi italiani prevale l’investimento in fondi flessibili (43%) e obbligazionari (27%). Tra i prodotti esteri cresce la componente azionaria, con il valore per i fondi cross border che si attesta al 47%.

L’Osservatorio analizza anche il grado di rischio degli investimenti, tipicamente strutturato su 7 livelli da 1 (rischio minimo) a 7 (rischio massimo): per due terzi è compreso tra 1 e 4. Il 73% dei fondi italiani ha un grado di rischio compreso tra 1 e 4. Per il 51% dei fondi cross border è invece superiore a 4.

La maggior parte dei fondi italiani è acquistata attraverso il canale bancario (95%). Il peso dei fondi distribuiti dalle reti di consulenti finanziari aumenta tra i prodotti esteri: per i fondi cross border sale al 44%.

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