Consulenti, 3 investitori e un destino comune: rimanere sui mercati paga

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di Redazione 23 Maggio 2022 | 11:09

Nei periodi di forte volatilità gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Assistere alla perdita di valore dei propri investimenti è senz’altro un’esperienza traumatica, anche se in realtà la perdita non si concretizza fino al momento in cui si decide di disinvestire (ossia di vendere i propri asset finanziari). Durante la crisi ucraina, così come allo scoppio della pandemia, abbiamo assistito a una volatilità fuori dalla norma sui mercati ed è proprio in queste situazioni che si amplificano i bias (distorsioni) cognitivi più comuni tra gli investitori. Certo era lecito farsi prendere dal panico di fronte a una discesa importante dei mercati come quella registrata a marzo 2020 – quando i listini azionari hanno perso oltre il 30% e il VIX ha raggiunto livelli superiori a quelli del 2008 – e lo stesso può dirsi oggi con il forte calo registrato dopo l’invasione dell’Ucraina a fine febbraio, un calo a cui stiamo ancora assistendo. Ma è proprio in questi momenti che l’educazione finanziaria e il supporto di un esperto possono veramente fare la differenza, perché aiutano l’investitore a gestire l’emotività e rappresentano realisticamente l’unico vero appiglio per non farsi travolgere dall’alluvione delle notizie, diventare preda dell’irrazionalità e perdere di vista il senso dell’investimento che si è fatto, l’orizzonte temporale e i propri obiettivi. La storia ci insegna che le scelte dettate dall’emotività possono portare a compiere errori che hanno un costo. Un costo che Moneyfarm ha calcolato andando ad analizzare il comportamento degli investitori.

Lo studio Moneyfarm

Moneyfarm ha analizzato il comportamento di 33.500 clienti e ha individuato 3 tipologie di investitori, per una ricerca che tornerà utile anche ai consulenti finanziari.

  • “Lungimirante”, che è rimasto investito, fedele al proprio piano di investimento di lungo termine.
    • “Speculatore”, che ha provato a “battere il mercato” (ossia anticipare la presunta fase negativa) disinvestendo almeno un terzo del proprio portafoglio tra marzo e giugno 2020 per poi rientrare successivamente sul mercato con un nuovo investimento.
    • “Spaventato”, che ha disinvestito completamente.

Per dimostrare i risultati concreti di questi tre comportamenti adottati durante la pandemia, Moneyfarm ha paragonato la performance mediana dei portafogli di questi clienti in una finestra temporale che va da gennaio 2019 a dicembre 2021: gli investitori Lungimiranti hanno ottenuto un rendimento mediano del 16,8%, gli Speculatori un rendimento del 12,8%, mentre gli Spaventati sono usciti con un 3,2%.

Non stupisce che la scelta di uscire dal mercato, durante o subito dopo lo scoppio della pandemia, sia risultata quella peggiore, perché non ha consentito agli Spaventati di beneficiare del recupero dei mesi successivi, un recupero la cui portata era decisamente difficile prevedere. Particolarmente interessante è il paragone tra Lungimiranti e Speculatori: gli Speculatori hanno provato, più o meno consapevolmente, a “battere il mercato” disinvestendo temporaneamente per poi provare a reinvestire in un momento che hanno giudicato più favorevole. Ma individuare questo momento, quello davvero giusto per capitalizzare i rendimenti e approfittare della ripresa, è estremamente complesso e infatti i rendimenti di questi investitori sono stati inferiori a quelli degli investitori Lungimiranti. Possono essere diversi i fattori che entrano in gioco a determinare un comportamento piuttosto che un altro in queste situazioni ma in genere sono le distorsioni cognitive come l’overconfidence, loss aversion e present bias a giocare un ruolo chiave2  . A far credere agli Speculatori di poter azzeccare i momenti giusti per uscire e poi rientrare sul mercato è spesso un’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità predittive, l’overconfidence appunto. Loss aversion e present (o short) term bias sono costati ancora più cari agli investitori: l’avversione alle perdite e il peso eccessivo attribuito al presente piuttosto che al futuro hanno plausibilmente fatto uscire gli Spaventati dal mercato la paura di perdite nel breve periodo.

Negli investimenti naturalmente non si possono prendere come riferimento gli scenari passati per prevedere con esattezza il futuro. Tuttavia, questi dati servono a rendersi conto che nelle fasi di volatilità sui mercati, anche quelle più estreme e difficilmente replicabili come quella che abbiamo vissuto nel 2020, agire sulla scia delle emozioni o “uscire e rientrare” sui mercati può rivelarsi una scelta costosa. È vero che durante la pandemia abbiamo visto i mercati recuperare in modo straordinariamente rapido, ma è vero anche che il mercato si è sempre ripreso da tutte le crisi avvenute in passato, anche le più drammatiche. Semmai il tema è quanto tempo sia necessario per recuperare ed è per questo che avere un orizzonte temporale lungo è fondamentale per investire con successo; si noti che, dal secondo Dopoguerra, sono serviti in media 13 mesi ai mercati per passare dai massimi ai minimi e in media 27 mesi per recuperare le perdite. Una strategia d’investimento lungimirante, che minimizza la volatilità nel tempo, unita al supporto di una consulenza professionale che aiuta a gestire la pressione emotiva rappresentano l’antidoto migliore agli imprevisti. Molti investitori hanno potuto capirlo e apprezzarlo, come si evince dalla seconda parte dell’analisi Moneyfarm, che è andata a indagare come si sono comportati quegli stessi investitori durante la crisi scatenata dall’invasione dell’Ucraina: il 100% dei Lungimiranti ha scelto il medesimo approccio adottato durante la pandemia mentre il 91% degli Speculatori questa volta ha scelto di non uscire dal mercato ed è diventato Lungimirante in seguito all’esperienza della crisi precedente e, ovviamente, ai risultati. Interessante, infine, far emergere il comportamento dei nuovi investitori, coloro che hanno iniziato a investire nei portafogli Moneyfarm nel 2021 e quindi non avevano fatto esperienza della crisi innescata dalla pandemia sui mercati: la loro propensione al disinvestimento è risultata 16 volte superiore a coloro che invece avevano già vissuto lo stress test della pandemia. Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm, ha commentato: “Sappiamo benissimo che non è affatto facile restare fedeli al proprio piano di investimento quando i mercati crollano, a maggior ragione in periodi di forte incertezza globale come quello che stiamo vivendo nostro malgrado. Ma questo studio che abbiamo condotto a Moneyfarm (e che aggiorneremo periodicamente) continua a dimostrare, risultati alla mano, che restare investiti paga. Mi fa molto piacere che la quasi totalità dei nostri clienti, inclusi quelli che avevano provato a fare market timing durante la pandemia, abbia adottato un approccio agli investimenti lungimirante, dimostrando di comprenderne i vantaggi. Vista la volatilità a cui assistiamo ancora a maggio, questo approccio è quanto mai attuale. La volatilità sui mercati è incredibilmente comune ma le migliori azioni da intraprendere rimangono sempre le stesse. Soprattutto in queste circostanze il nostro impegno è a fianco dei clienti, per aiutarli a compiere le scelte più giuste per loro, ribilanciando i portafogli quando opportuno e offrendogli una guida e un supporto continuo.”

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