Consulenti, i difetti etici di un modello consulenziale

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di Gaetano Megale, Independent Ethics Advisor 25 Maggio 2022 | 09:50

Il ruolo del consulente può essere esercitato a seconda dell’interpretazione dei valori professionali e dell’autonomia dell’utente, generando quattro modelli: informativo paternalistico, interpretativo e deliberativo. Nel modello informativo il rapporto è di tipo tecnico dove l’autonomia del cliente è molto alta. Assunti i dati dall’utente, il consulente fornisce, nel modo più oggettivo possibile, informazioni utili a­nché l’utente stesso possa valutare la situazione nonché le possibilità di intervento che selezionerà.

Relazione consumatore-fornitore
Quindi il professionista implementa gli interventi, nella maniera più e­ciente ed e­cace. Spesso il consulente asseconda l’utente nel dar corso a idee e richieste e per questo la relazione si configura come consumatore-fornitore. Un’altra caratteristica è l’accentuata specializzazione, senza avere un approccio complessivo alla pianificazione. Sotto il profilo valoriale, il consulente finanziario si sente obbligato moralmente, nel migliore dei casi, a fornire informazioni veritiere e a operare anche nella propria area di competenza.

Essenza tradita
In ogni caso, il modello informativo è intrinsecamente immorale perché vìola l’essenza della consulenza che richiede la comprensione di ciò che l’utente dovrebbe valutare e decidere e non solo di ciò che vuole o apprezza. In definitiva, i suoi valori morali sono quelli dell’egoismo personale e così il consulente vìola la propria dignità professionale, oltre a oltraggiare la dignità dell’utente, considerato come un mezzo e non come fine.

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