Consulenti, quei bisogni del cliente da capire

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di Gaetano Megale, Independent Ethics Advisor 22 Giugno 2022 | 11:29

Il ruolo del consulente può essere esercitato a seconda dell’interpretazione dei valori professionali e dell’autonomia dell’utente, generando quattro modelli: interpretativo, informativo, paternalistico e deliberativo.

Dimensione tecnica e non solo
Nel modello interpretativo il consulente considera sia la dimensione tecnica che quella valoriale dell’utente in quanto lo assiste nel chiarire e articolare, per priorità, i suoi bisogni e i suoi valori. Successivamente, determina quali soluzioni consulenziali possono meglio realizzare le aspirazioni dell’utente, comportandosi come un counselor. Sotto il profilo valoriale, il modello interpretativo non è etico perché parte da presupposti tendenzialmente irrealistici e relativistici. Infatti, è difficile che l’utente eserciti pienamente la propria autonomia decisionale in maniera razionale e responsabile. In altre parole, il consulente assume il punto di vista dei valori dell’utente e, acriticamente, li valida in maniera relativistica, senza tentare alcun confronto e ragionamento sulla responsabilità verso gli altri, e senza far riflettere sulla possibilità di considerare altri valori.

Imposizione e inclusione
Ciò che conta è offrire soluzioni coerenti con le richieste, esplicite o meno, dell’utente, indipendentemente da una loro contestualizzazione morale circa gli impatti sulla comunità o da una valutazione etica della loro natura. Infine, poiché la competenza interpretativa è difficile da esercitare con efficacia, il consulente può imporre inconsapevolmente i propri valori, con l’illusione di articolare quelli dell’utente, degenerando verso un modello paternalistico.

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