Banche-reti, i big resistono alla tempesta

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di Redazione 8 Luglio 2022 | 10:09

Nonostante la profonda crisi dei mercati nei primi sei mesi del 2022, l’industria del risparmio gestito italiano regge il colpo. Come scrive Il Sole 24 Ore, a confermarlo sono i dati sulla raccolta comunicati ieri da tre delle principali società di gestione quotate a Piazza Affari, che messe insieme hanno totalizzato a giugno flussi netti in entrata per oltre 2 miliardi di euro e arrotondato così il bilancio già largamente positivo da inizio anno: ben 13,5 miliardi nel complesso per le tre società.
FinecoBank ha per esempio realizzato una raccolta mensile positiva per 851 milioni, che porta il totale del primo semestre a oltre 5,6 miliardi. Significativo il fatto che la componente gestita abbia registrato flussi positivi per 247 milioni, mentre quella amministrata abbia addirittura superato la soglia di 1 miliardo grazie anche alla sottoscrizione del nuovo BTpItalia.

Banca Mediolanum non è stata da meno nel periodo, con una raccolta netta totale pari a 539 milioni, ben 522 milioni dei quali attribuibili al risparmio gestito. Un dato, questo, che porta il bilancio dei primi sei mesi a 4,34 miliardi (3,12 miliardi sul solo gestito) e che va ad aggiungersi alle cifre sui nuovi finanziamenti erogati (370 milioni a giugno, 1,91 miliardi da inizio anno) e sui premi polizze protezione (rispettivamente 16 e 88 milioni).

Chiude Azimut, capace a giugno di aggiungere 872 milioni e a raggiungere così la cifra di 3,5 miliardi da inizio anno. La particolarità, in questo caso, è che nel primo semestre 2022 il 77% della raccolta in fondi è stato generato da prodotti dei mercati privati.

L’attenzione si sposta ora sui bilanci semestrali, che le società quotate diffonderanno a partire da fine mese. Difficile, se non impossibile, ripetere l’exploit del 2021, chiuso dal settore con un «monte utili» superiore ai 2,2 miliardi. Per alcune società mancherà infatti l’apporto significativo delle commissioni di performance sui fondi allocati alla clientela: determinanti a contorno del «rally» dello scorso anno e assenti nei primi sei mesi del 2022 che hanno visto la retromarcia di azioni e bond.

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