Banche digitali, l’Italia si difende bene

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di Redazione 15 Luglio 2022 | 09:48

Il rapporto dell’Area Studi di Mediobanca fotografa le challenger banks – istituti finanziari che sfidano il sistema bancario tradizionale con i propri servizi esclusivamente attraverso app e smartphone – e l’Italia, con le sue 12 “in lizza”, è a sorpresa il secondo Paese più rappresentato nella graduatoria europea dopo il Regno Unito, con 37. A seguire la Francia anch’essa con 12, la Germania con 8 e la Spagna con 7. A riportare i dati del rapporto è Il Sole 24 Ore.

Le 12 Challenger Bank italiane 12 italiane sono Hype, Widiba, Illimity, Tinaba, Banca Progetto, Banca CF+, GBank, Tot, Guber, ViviBanca, CherryBank e Banca Aidexa.

Gli operatori italiani risultano di dimensioni minori rispetto alle concorrenti, e presentano valori inferiori alla media per ricavi e totale attivo. Nel loro piccolo però le fintech italiane hanno brillantemente superato il primo anno pandemico, con crescite a doppia cifra sia del margine di intermediazione (+42,2% sul 2019), sia del risultato operativo, mentre il contenimento delle perdite sui crediti (passate da -31,3 milioni del 2019 ai -10,3 milioni del 2020) ha contribuito al miglioramento del risultato netto. Nel 2021 le maggiori rettifiche dei crediti hanno frenato la buona dinamica – che permane comunque positiva – a livello di margine di intermediazione (+22,8% sul 2020) e risultato operativo (+75,2%), con il risultato netto che è migliorato del +63,1%. Anche il Roe è cresciuto di quasi +4 punti percentuali, portandosi al 9,4% nel 2021. Positive nel 2020 anche le performance dello stato patrimoniale, con la crescita dei crediti verso i clienti (+38,8% sul 2019) e del totale attivo aggregato (+35%) che ha parzialmente perso slancio nel 2021, pur mantenendosi a doppia cifra (+42,4% i crediti verso i clienti e +18,2% il totale attivo sul 2020).

La nota negativa legata al nostro Paese è la resistenza degli utenti al cambiamento. L’Italia infatti si posiziona nelle retrovie per utilizzo dei servizi bancari online: solo il 45% degli italiani, contro una media Ue del 58% e del 90% nei Paesi del Nord Europa.

 

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