Sempre più donne nei cda finanziari: Italia in vetta con il 47%

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di Redazione 28 Luglio 2022 | 10:18

L’Italia, con il 47% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate che operano nel settore finanziario, è il primo Paese in Europa per rappresentanza femminile nei board, seguito da Francia (44%), UK
(39%), Spagna (38%), Svizzera (28%).

Anche il mondo della consulenza ha visto muovere passi da gigante nei confronti delle donne, e proprio grazie a tante nuove iscritte all’Albo, si è visto lentamente interrompere il trend negativo del triennio precedente. Tra gli elementi femminili di punta della consulenza, impossibile non prendere l’esempio di Paola Pietrafesa, ceo di Allianz Bank Financial Advisors.

Tornando alla notizia riportata da Il Sole 24 Ore, la fotografia emerge dall’EY European Financial Services Boardroom Monitor, in uno studio condotto tra febbraio e maggio 2022 con l’obiettivo di indagare l’esperienza, la formazione e le competenze dei membri dei consigli di amministrazione delle istituzioni finanziarie e assicurative comprese nell’MSCIEuropean Financials Index e di altri grandi intermediari finanziari.

Il primato italiano nella governance delle società del settore finanziario si spiega “perché in Italia c’è stata una forte spinta regolamentare per aumentare la presenza delle donne nei board”, hanno Stefano Battista e Luca Galli di EY.

Ma non è tutto oro quello che luccica: il nostro Paese, infatti, è fanalino di coda in Europa per la limitata presenza di consiglieri con precedenti esperienze in ambito governativo, come ex ministri o ex consiglieri in società partecipate dallo Stato. Soltanto il 20% dei board member – contro una media europea del 44% – presenta un simile background, nonostante più della metà (51%) degli investitori istituzionali europei – circa il 51% –  ritenga questo tipo di esperienza importante al fine di identificare le società su cui indirizzare i propri investimenti.

La ricerca evidenzia come nei board members europei dei servizi finanziari, le competenze tradizionali siano quelle che vanno ancora per la maggiore (contabilità, finanza, compliance, riskmanagement) rispetto alle nuove competenze, come sostenibilità, fintech e cybersecurity. Per queste ultime, la media Europea – e quindi anche italiana -si attesta circa intorno al 20% della composizione dei board. Ancora peggio in merito alla presenza di consiglieri con esperienza in ambito fintech (11% per banche e Wame
4% per l’Insurance). In tema di cybersecurity, quasi nessuno degli oltre 300 player finanziari, bancari e assicurativi presenta nel proprio board esperti di cybersecurity, malgrado l’attuale centralità del tema legata da
un lato all’accelerazione della transizione digitale dall’altro agli attacchi cyber correlati al conflitto in Ucraina. “Per contrastare i gap di competenza, i player finanziari saranno chiamati a investire in percorsi di training qualificanti, in attesa della formazione di figure specifiche” ha concluso Luca Galli, EY business consulting leder financial services.

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