Generali, Caltagirone punta il dito contro Mediobanca

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di Redazione 3 Agosto 2022 | 09:55

Dopo i conti di ieri, emergono nuovi dettagli circa la questione che vede protagonisti Francesco Gaetano Caltagirone, Mediobanca e la delibera della passata assise, impugnata dalla società VM2006.

Come riporta Il Sole 24 Ore,  l’azienda del gruppo Caltagirone sosterrà che la delibera è da annullare in quanto “adottata con il voto determinante di due soci stretti da un patto occulto”, come appare nelle carte. Gli azionisti a cui fa riferimento VM2006 sono Mediobanca e De Agostini. L’intesa sarebbe stata siglata con l’intento di Mediobanca di “mantenere il controllo sulla compagnia attraverso un consiglio di amministrazione composto in maggioranza da amministratori di suo gradimento”. L’obiettivo sarebbe quindi stato realizzato “con l’utilizzo
(abusivo) della lista del consiglio uscente con la collaborazione di alcuni degli amministratori in scadenza”.

L’episodio contestato è sempre quello riguardante il board, dove una parte dei consiglieri – con Caltagirone in primis – non aveva più fiducia nel ceo Philippe Donnet, complice il tentativo di Mediobanca – supportato dallo stesso manager –  dal consigliere in quota a De Agostini, Lorenzo Pellicioli, di rilevare Banca Generali a condizioni ritenute inadeguate. Da qui Mediobanca si sarebbe mossa per “concorrere all’elezione del nuovo consiglio attraverso lo strumento della lista (solo) formalmente proveniente dal cda uscente, ma effettivamente espressione della banca (e del socio DeA), anche sfruttando la naturale propensione degli investitori istituzionali” a preferire la lista promossa dal board rispetto ad altre alternative.

Per i legali di Caltagirone, le prove che fanno pensare all’esistenza di un accordo sono da trovarsi nelle operazioni in derivati fatte da DeA sull’1,44% del Leone e il prestito titoli di Mediobanca sempre su azioni di Trieste.

Nonostante le accusa mosse da Caltagirone e dal suo team, in casa Generali resta la ferma convinzione di aver sempre operato in totale legittimità, anche se la situazione in corso non rispetta quella pace più volte auspicata.

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