Consulenti, tre punti chiave per un nuovo contratto collettivo

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di Redazione 3 Agosto 2022 | 10:11

E’ sicuramente destinato a fare discutere il recente intervento di Manlio Marucci, Presidente del sindacato Federpromm, apparso su Patrimoni e Finanza e dedicato alla proposta di un nuovo contratto collettivo per i consulenti finanziari. Per Marucci servirebbe “un contratto che fosse sganciato dalle logiche tipiche degli agenti commerciali, che nulla hanno a che fare con le problematiche legate agli investimenti e al risparmio”.

Più nel dettaglio Marucci individua tre elementi chiave per la definizione di un nuovo rapporto tra mandante e consulente “Questo modello così squilibrato e privo di certezze dovrebbe essere superato da una struttura contrattuale composta da tre parti fondamentali. La prima è quella normativa, in cui vengono richiamati gli aspetti della regolamentazione, comunitaria e nazionale, con specifici allegati; la seconda è quella professionale, che riguarda tutti gli elementi legati della declaratoria delle funzioni che compongono il profilo della qualifica professionale del consulente (requisiti, ruolo, funzioni, responsabilità, attività svolte, livelli di budget, ecc); la terza parte è quella economica, che invece è legata al specifico trattamento ricevuto dal consulente in funzione dell’inquadramento all’interno della singola organizzazione, e che descrive la retribuzione fissa e soprattutto quella variabile, richiamandosi alle direttive comunitarie (ESMA) e a quelle di Banca D’Italia (circolare 285/2013 e successivi aggiornamenti) che hanno determinato la retribuzione ricorrente e quella non ricorrente per tutti i soggetti abilitati”.

All’interno di questo “manifesto” Marucci lancia un appello al dialogo con le istituzioni, citando in particolare Abi, sottolineando invece le difficolta di un confronto con Assoreti e Anasf: “a circostanza di non poter trovare uno sbocco tecnicamente e giuridicamente perfetto nel duopolio ANASF-Assoreti – che lavorano in una relazione di partnership pubblicamente riconosciuta da entrambi – ci spinge oggi a confrontarci con l’ABI, che però tratta solo con le organizzazioni sindacali del personale bancario dipendente. Fortunatamente, esiste tra i bancari una forte componente – circa 13.000 risorse umane – regolarmente iscritta all’OCF, e questo dovrebbe spianare la strada per far trovare alla figura professionale del consulente una sua precisa collocazione all’interno del settore”.

E voi, cari consulenti, cosa ne pensate? Siete d’accordo con la proposta di Marucci? Scriveteci la vostra opinione, anche in modalità anonima (anonimato garantito) a [email protected] Sarà nostra premura pubblicare integralmente le vostre riflessioni sul nostro portale.

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