Mps, l’ok di Bruxelles all’uscita posticipata del Tesoro

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di Redazione 3 Agosto 2022 | 10:50

L’Ue ha detto sì. Positiva la risposta circa la revisione degli accordi sugli impegni del Mef su Mps e alla proroga della scadenza della partecipazione del Tesoro nel capitale di Siena.
Il via libera è arrivato nella giornata di martedì 2 agosto, in tempo per la presentazione dei conti semestrali della banca, prevista venerdì.

L’ok europeo, e il positivo completamento dell’iter autorizzativo, rappresentano un punto importante per il percorso di rilancio dell’istituto senese:il via libera europeo era il presupposto fondamentale per procedere all’assemblea che dovrà approvare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi, 1,6 dei quali arriveranno dal Tesoro stesso, titolare di una partecipazione pari al 64,23% di Mps.

L’attesa è ora quindi per un’assise a settembre. In caso tutto andasse bene, a fine ottobre dovrebbe prendere forma l’aumento vero e proprio, per concludersi entro il 12 novembre.

Il timing però è tutt’altro che favorevole, complice anche la tornata elettorale. Lovaglio non può scavallare la scadenza di fine novembre per la ricapitalizzazione, considerato che le 3.500 uscite volontarie su cui si fonda il piano industriale si appoggiano al Fondo di Solidarietà, che consente la permanenza nel Fondo fino a 7 anni e ha nel 30 novembre l’ultimo slot di accesso: entro quella data serve il capitale per ripianare i costi straordinari (circa 800 milioni) per finanziare le uscite. Lovaglio prosegue quindi per la sua strada: il ceo e i sindacati della banca sono vicini a chiudere l’accordo per gli esuberi, con l’intesa attesa entro giovedì.

Tornando all’asse Roma-Bruxelles, pare non vi sia alcuna cessione in vista per le controllate Widiba (su cui Lovaglio vorrebbe investire una somma di circa 30 milioni), così come per Mps Capital Services e Mps Leasing e Factoring. Cessioni che invece potrebbero riguardare alcune partecipazioni minori, i crediti deteriorati e alcuni sportelli. Nulla si sa circa la proroga della permanenza del Mef nel capitale, nonostante si guardi a 24 mesi come
tempo minimo per consentire il rilancio della banca.

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