Consulenti, ecco la situazione economica delle famiglie italiane

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di Redazione 4 Agosto 2022 | 11:23

In un tempo caratterizzato da transizioni radicali e crisi plurali, emerge sempre di più l’importanza dei legami, del bisogno di comunità, e di uno sviluppo sostenibile non solo dal lato ambientale e della governance, ma anche dal lato sociale. “Nomisma Spazio Sociale”, coordinato dall’economista Marco Marcatili e dal sociologo Massimiliano Colombi, è il primo contributo di Nomisma verso la costruzione di uno spazio da abitare insieme con diversi soggetti sociali protagonisti e responsabili nelle comunità; uno spazio in cui si possano alimentare connessioni e scambi tra impresa, banche, terzo settore e istituzioni pubbliche con l’obiettivo di favorire un reciproco riconoscimento.

La prima direzione di questo nuovo paradigma è indirizzata all’ascolto delle famiglie italiane. Nell’ottica della consulenza, per i professionisti del settore si tratta di una buona occasione per tastare il polso della situazione, captare le criticità e capire dove si può andare ad intervenire per “educare al risparmio” gli italiani.

L’idea di famiglia come somma dei rispettivi componenti rischia di veicolare un’idea scomposta e semplificata del concetto di nucleo famigliare, quando si tratta, invece, di un “soggetto sociale” dotato di una specifica capacità di azione e di relazione con altri soggetti.

Con “Sguardi Famigliari”, Nomisma avvia un lavoro ricorsivo di ascolto, analisi e approfondimento che contribuisce insieme ad altri soggetti già consolidati del mondo della ricerca sociale, del lavoro sociale e della solidarietà organizzata, a costruire uno sguardo più prossimo alla vita quotidiana.

Il primo esito di questa attività ha già delineato il profilo di quelle che sono state definite “famiglie equilibriste”, cioè famiglie costantemente alla ricerca di un equilibrio dinamico tra un contesto socio-economico turbolento, che produce forti impatti sugli equilibri delle famiglie, e transizioni famigliari sempre più complesse ed esposte a condizioni di vulnerabilità.

Le diverse condizioni famigliari

Nella categoria delle “famiglie equilibriste”, alcune condizioni famigliari sono più esposte di altre. Il campione intervistato ha evidenziato 5 tipologie di nuclei famigliari: le famiglie unipersonali “under 70”; le famiglie unipersonali “over 70”; le famiglie con figli; le famiglie con persone non autosufficienti; e infine le famiglie sandwich, cioè quelle famiglie o quegli adulti che, per posizione generazionale, ogni giorno si prendono cura allo stesso tempo dei figli e dei genitori.

Dalla ricerca si è evinto che in Italia la maggiore concentrazione di famiglie unipersonali under 70 e over 70 si trova al nord, in particolare nord ovest; nel sud e nelle isole, invece, vi è una maggior distribuzione di famiglie con figli (39%), famiglie con almeno un componente non autosufficiente (41%) e famiglie sandwich (44%).

Gli equilibri da mantenere

Ciò che accomuna tutte le categorie sono le sfide che impegnano le famiglie a compiere dei veri e propri equilibrismi tra varie dimensioni che per loro natura interagiscono tra loro, aumentando notevolmente il grado di complessità: la dimensione economica e finanziaria, quella lavorativa, quella della cura delle persone fragili e quella delle relazioni che chiamano in causa la dimensione psico-sociale ed educativa.

La condizione economica delle famiglie

Sul fronte della condizione economica delle famiglie, il 65% degli intervistati valuta il proprio reddito inadeguato per far fronte alle necessità primarie, quali la spesa, l’affitto, il mutuo, ecc.
In particolare, le “famiglie sandwich” sono la categoria più sensibile a questo tipo di difficoltà: il 74% si trova in condizioni di disagio economico, di cui il 41% anche a causa di una diminuzione del reddito complessivo percepito dalla famiglia nell’ultimo anno.
Il 72% delle famiglie con almeno un componente non autosufficiente giudica il proprio reddito inadeguato, di cui un 7% dichiara addirittura di avere un reddito gravemente insufficiente.
Tra le cause che concorrono all’inadeguatezza del reddito famigliare, emergono tre questioni focali: il disallineamento tra il reddito e il costo della vita (65%), le difficoltà lavorative (sia quelle causate dalla pandemia, sia quelle non causate dall’emergenza sanitaria, entrambe pari al 9%) e le spese elevate non legate alla casa (8%).

Chi è anziano, solo e senza reti sociali vive la questione economica come decisiva per il proprio equilibrio di vita, ragione per cui l’80% delle famiglie unipersonali over 70 intervistate individua nella sproporzione tra reddito percepito e costo della vita il motivo dell’inadeguatezza delle proprie entrate, situazione percepita analogamente dalle famiglie con figli (68%).

Anche di fronte ad un miglioramento generale delle condizioni economiche, testimoniato dalla minore percentuale di chi dichiara che non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 5.000 – 20% rispetto al 24% dello scorso anno – si registra un lieve peggioramento della percezione della capacità di affrontare eventuali problemi come la perdita di lavoro o la perdita di autonomia di un componente della famiglia.

La dimensione del lavoro

Un altro aspetto che incide fortemente sull’equilibrio delle famiglie – ad eccezione delle famiglie unipersonali over 70 – e che è strettamente legato al reddito, è il lavoro.

Di tutte le categorie intervistate, le famiglie unipersonali under 70 risultano essere quelle maggiormente sensibili al disequilibrio tra il proprio reddito e le difficoltà lavorative: il 13% ha avuto difficoltà in ambito lavorativo non connesse all’emergenza sanitaria, mentre il 16% ha registrato problemi lavorativi collegati alla pandemia. Seguono le famiglie con almeno un componente non autosufficiente (12%).

Se guardiamo alla quota di famiglie con all’interno persone disoccupate, pari al 18%, ci si accorge subito dell’aumento di questa percentuale nelle famiglie con figli (29%) e nelle famiglie sandwich (33%).

Ma i problemi occupazionali non si esauriscono qui: un’altra problematica è legata alla discontinuità lavorativa che colpisce particolarmente le famiglie sandwich. Il dato è motivato dal fatto che alcuni componenti di questa categoria impegnati nel doppio compito di cura (dei figli e dei propri genitori) riscontrano grandi difficoltà nel conciliare vita lavorativa ed esigenze famigliari: il 29% degli intervistati ha riscontrato problemi di conciliazione famiglia – lavoro, una percentuale molto alta se comparata all’11% del totale del campione.

La dimensione della cura

La presenza in famiglia di almeno una persona non autosufficiente, bisognosa quindi di un’assistenza continua, si rivela un compito arduo da un punto di vista economico e dell’impegno.

Le famiglie in esame devono infatti farsi carico di famigliari con malattie croniche (41%), limitazioni nelle attività quotidiane a causa di problemi di salute (23%), situazioni di disagio psichico (16%), oltre ad anziani non autosufficienti (44%).
Il tema della cura delle fragilità, inoltre, oltrepassa i confini della coabitazione: il 51% di queste famiglie si occupa di genitori che non vivono nella stessa abitazione, una quota che sale al 67% tra le famiglie sandwich.

Se si confrontano questi dati con quelli registrati a febbraio 2021, è curioso notare come i trend rispetto alla presenza di “non autosufficienza in famiglia” siano in lieve aumento (+10% in totale): + 2% per le famiglie che hanno al loro interno persone con malattie croniche; + 4% per le famiglie con persone autosufficienti ma con limitazioni; segue ancora un aumento del 2% per le famiglie con over 65 non autosufficienti a carico.

La dimensione delle relazioni

La ricerca di equilibrio delle famiglie italiane è stata messa alla prova dagli effetti scaturiti dall’emergenza sanitaria. Negli ultimi sei mesi, il 16% delle famiglie ha dovuto fronteggiare problemi di salute psicologica, prima tra tutte le cause segnalate, dato che raddoppia al 31% per le famiglie con almeno un componente non autosufficiente. È interessante invece analizzare come il 14% delle famiglie italiane presenti problemi legati alla difficoltà nel recepire le informazioni provenienti dai mezzi di comunicazione e dalle istituzioni, a cui si aggiunge un altro 13% di famiglie alle prese con problemi legati all’utilizzo delle tecnologie.

Un’altra sfera relazionale fondamentale presa in esame è quella educativa: quasi una famiglia su quattro negli ultimi sei mesi ha riscontrato difficoltà nella gestione educativa dei figli e il 20% segnala la presenza di problemi legati alla sfera psicologica e comportamentale.

Eppure, sono sempre le famiglie con almeno un componente non autosufficiente ad essere sollecitate su più fronti: almeno una famiglia su tre afferma di aver vissuto problemi di natura psicologica (31%), problemi di recepimento di informazioni (27%) e di problemi legati all’utilizzo delle tecnologie (32%).

Le problematiche relazionali al di fuori della famiglia riguardano il 18% delle famiglie unipersonali under70 e delle famiglie con persone non-autosufficienti, mentre il 34% delle famiglie sandwich ha dovuto affrontare problemi di assistenza a persone anziane o disabili.

Uno sguardo al futuro

Per far fronte all’insieme di tutte le minacce appena citate, circa una famiglia su tre pensa di doversela cavare autonomamente, in particolare per le famiglie unipersonali under70 (50%). Per il 30% dell’intero campione, il ricorso ai genitori appare come una via praticabile, in particolar modo per le famiglie con figli e quelle sandwich, rispettivamente nel 49% e 41% dei casi.

Sul fronte degli strumenti a supporto delle famiglie erogati dalle istituzioni, 3 famiglie su 4 conoscono l’assegno unico per i figli a carico (77%). Un secondo strumento è costituito dai contributi economici Inps per le famiglie in difficoltà, conosciuto dal 66% del totale. Tra gli strumenti troviamo anche il bonus asilo nido, conosciuto dal 63% dei nuclei famigliari. È interessante notare come solo una famiglia su quattro (26%) pensi di usufruire dell’assegno unico per i figli.

Alla luce di questi dati, ci sono diverse vie praticabili per prendersi cura delle categorie più fragili del sistema famiglia. Innanzitutto, bisogna cominciare a guardare alla famiglia come ad un ecosistema socio-culturale, specialmente dal momento in cui le “condizioni famigliari” interrogano il lavoro sociale, le associazioni e le istituzioni. È necessario, inoltre, sostenere la costruzione di legami con “nuovi vicini” che lavorino insieme per far fronte a una sfida comune: investire per una cura ricostituente di una fiducia concreta legata a diversi contesti di vita; emerge quindi una nuova sfida per il Volontariato, irrobustendo uno “sguardo famigliare” che vada a rinforzare una capacità di azione con le famiglie, un “volontariato di domicilio” con una particolare attenzione alle persone più fragili.

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