Investimenti, l’Eurozona terrà duro

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di Redazione 12 Agosto 2022 | 14:12

”L’Eurozona, grande importatore di gas, è stata certamente colpita in modo particolarmente negativo dalla riduzione dei flussi e dall’aumento dei prezzi. È quindi alquanto sorprendente che le previsioni del Fondo monetario internazionale di fine luglio vedano la crescita dell’Eurozona leggermente superiore a quella degli USA sia nel 2022 sia nel 2023. Tuttavia, le previsioni per l’area dell’euro restano più incerte. Il rischio di una sospensione delle forniture di gas dalla Russia è onnipresente ed è per questo che in Ethenea manteniamo una preferenza per il dollaro rispetto all’euro, anche se a un livello vicino alla parità. Anche la recente crisi politica in Italia ha un peso importante nelle nostre considerazioni”, sottolinea Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors Sa.

Negli ultimi tempi, la parola recessione torna sempre più spesso nelle analisi economiche, il che è sorprendente se si considera che l’economia statunitense, negli ultimi mesi, ha creato più di 400 mila nuovi posti di lavoro al mese. Secondo Schmidt, la situazione è simile nell’Eurozona: “Anche se l’economia statunitense dovesse cadere in una recessione tecnica, con due trimestri consecutivi di crescita negativa, ci aspettiamo comunque un mercato del lavoro solido nel 2023. Un atterraggio duro con un tasso di disoccupazione superiore al 5% potrebbe seguire solo nel 2024. Ma questo è poco rilevante oggi per i mercati finanziari “, spiega Volker Schmidt.

Il prezzo del gas fa salire l’inflazione. Un altro aspetto importante per gli investitori è l’influenza del prezzo del gas sull’inflazione. “Anche in questo caso”, secondo Schmidt, “l’Eurozona e gli Stati Uniti non sono molto distanti, con tassi di inflazione che attualmente si aggirano intorno al 9%. Il drammatico aumento del tasso di inflazione è iniziato prima negli Stati Uniti e ora è generalizzato. Nell’Eurozona, invece, l’aumento è iniziato più tardi ed è dovuto soprattutto agli alti prezzi dell’energia”. Il FMI prevede un rallentamento più rapido negli Stati Uniti, con un’inflazione al 3% nel 2023, mentre l’Eurozona dovrebbe ancora attestarsi al 3,9%. “Le curve dei rendimenti dei Treasury statunitensi e dei titoli di Stato tedeschi riflettono in qualche misura questa situazione. La curva statunitense è già chiaramente invertita, con i rendimenti a 2 anni ben al di sopra di quelli a 10 anni, mentre la curva dei rendimenti tedeschi continua ad avere la classica forma ascendente”, afferma il gestore.

In considerazione dell’inflazione già elevata, la Federal Reserve statunitense è più avanti con i rialzi dei tassi di interesse e non prevede tagli dei tassi fino alla fine del 2023. La BCE, invece, ha appena avviato l’aumento dei tassi di interesse. “Se le previsioni del FMI saranno confermate e le forniture di gas dalla Russia rimarranno relativamente stabili, la BCE penserà a un nuovo taglio dei tassi soltanto dopo che lo avrà fatto la Fed”, prevede Schmidt. “Per questo motivo, i rendimenti dei Bund decennali inferiori all’1% sono a nostro avviso chiaramente troppo bassi. Gli investitori che, come noi, non credono ancora in una recessione significativa nell’Eurozona dovrebbero tenere d’occhio l’andamento dei prezzi dei Bund decennali, perché i prezzi potrebbero scendere di nuovo e i rendimenti potrebbero salire”.

Bail-out per le aziende energetiche. “Già in primavera abbiamo sottolineato che investire in società energetiche comporta rischi elevati. Il destino di Électricité de France (EDF) potrebbe essere la nazionalizzazione, mentre Uniper potrebbe essere salvata dal governo tedesco: questo consentirebbe agli obbligazionisti di recuperare i loro soldi, ma la nostra cautela era certamente corretta. Per gli azionisti, la nazionalizzazione di EDF significa che otterranno un prezzo interessante per il loro investimento, mentre chi possiede azioni Uniper dovrà digerire una perdita elevata”, conclude Schmidt.

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