Reti, ecco la mappa europea dei big italiani

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di Gianluigi Raimondi 18 Agosto 2022 | 10:43

Dal Sudamerica alla Cina, passando per gli Stati Uniti, l’Europa e il Medio Oriente. Si articola così la presenza all’estero delle banche-reti italiane che hanno sempre il cuore pulsante nel mercato della Penisola, ma stanno diventando piano piano delle “piccole multinazionali”, capaci di mettere radici all’estero. Fuori dai confini del nostro Paese, i big italiani della consulenza finanziaria sono presenti con diverse società, nate però per dare attuazione a un ampio spettro di strategie: c’è chi ha scelto per lo più di insediare in Irlanda o in Lussemburgo le sue fabbriche prodotto (cioè le case di gestione dei fondi), sfruttando i vantaggi competitivi di quei paesi; ma c’è anche chi ha scelto di andare con decisione alla conquista di qualche mercato estero pieno di opportunità.

Galassia Azimut
Su tutti, in tal senso, spicca senza dubbio il gruppo Azimut che da tempo ha creato una vera e propria costellazione di società che si estende dal Lussemburgo all’Irlanda fino alla Cina (Hong Kong e Shanghai), senza dimenticare il Principato di Monaco, la Svizzera, Singapore, il Brasile, il Messico, Taiwan, il Cile, gli Stati Uniti e l’Australia, oltre all’Egitto, la Turchia e gli Emirati Arabi. Dopo un piano di espansione internazionale iniziato diversi anni fa, si può dire veramente che il gruppo fondato da Pietro Giuliani è il player italiano del risparmio gestito che ha messo piede nel numero maggiore di paesi: si tratta di 17 nazioni diverse, attraverso ben 130 società controllate.

Valico svizzero
Si articola invece in Europa la presenza all’estero di Banca Generali, che da tempo ha varcato le Alpi, per puntare soprattutto sulla Svizzera. Nella Confederazione elvetica, la banca guidata da Gian Maria Mossa controlla, BG Suisse SA, costituita nell’ottobre 2021, società con sede a Lugano che, come recita la relazione di bilancio, “in prospettiva sarà destinata ad acquisire una licenza bancaria svizzera e a costituire un nuovo hub transfrontaliero di servizi private per sfruttare la discontinuità che si sta registrando sul mercato svizzero, per effetto degli importanti cambiamenti normativi introdotti al fine di avvicinarsi alla regolamentazione europea dei servizi finanziari”. Altra controllata di Banca Generali è BG Valeur, società di gestione indipendente di diritto svizzero operante sul mercato elvetico. È una realtà nata dal connubio della storia di Banca Generali con quella di Valeur, società di wealth management svizzera fondata a Lugano nel 2009 per iniziativa di Alida Carcano e Dario Micheli che, insieme ad altri professionisti provenienti dal mondo private e dell’investment banking, hanno deciso di mettere le loro competenze a disposizione dei clienti privati e istituzionali per la realizzazione dei loro obiettivi finanziari. Risale invece al 2019 l’acquisizione da parte della banca del Leone di Naxtam Partner. Quest’ultima è una realtà italiana ma ha anche una diramazione a Londra, con la controllata Nextam Partner Ltd. Fa parte della galassia del Leone anche la fabbrica prodotti BG Fund Management Luxembourg, che ha sede nel Granducato.

Doppio espatrio
Da molti anni ha scelto la strada dell’espansione estera anche Banca Mediolanum, puntando su Germania e Spagna. Sul mercato tedesco, fa parte del gruppo fondato da Ennio Doris, Bankhaus August Lenz, un’antica banca privata di Monaco di Baviera le cui origini risalgono agli ultimi decenni del diciottesimo secolo. Fin dagli inizi della sua attività, Bankhaus August Lenz si è sempre rivolta a una clientela privata e alle aziende attive nel territorio bavarese. Dal 2001 appartiene al gruppo Mediolanum, e dal dicembre 2002 opera attivamente attraverso una vasta gamma di prodotti bancari e finanziari con una rete di Family Banker come la casamadre italiana. La professionalità del Family Banker è stata esportata da Mediolanum anche in Spagna. Qui il gruppo di Basiglio controlla Banco Mediolanum SA. Nato come contenitore di fondi nel 1983, acquisì successivamente la licenza bancaria. L’ingresso nella galassia creata da Doris risale al 2000, con l’adozione del modello multicanale e una forte spinta sulla consulenza. In una intervista rilasciata a Milano Finanza nel mese di giugno, l’amministratore delegato Massimo Doris ha ricordato che nella Penisola iberica sono attivi 1.600 Family Banker, con un organico che è aumentato di ben il 46% tra il 2020 e il 2021.

Da Buenos Aires a Singapore
Imponente è pure la presenza all’estero di Fideuram ISPB, anche grazie alla controllante Intesa Sanpaolo. La società guidata da Tommaso Corcos, polo del wealth management di tutto il gruppo Intesa Sanpoalo, ha allargato notevolmente i propri orizzonti dopo l’acquisizione della private bank svizzera Reyl, con sede a Ginevra, entrata nell’orbita di Fideuram ISPB nel 2020. Fondata nel 1973, Reyl controlla a sua volta diverse società in giro per il mondo: una a Malta, una a Singapore, una a Londra e una negli Emirati Arabi Uniti. Nella casamadre svizzera invece Reyl possiede partecipazioni in diverse società finanziarie e del wealth management come Obviam e Asteria e il multi family office 1875 Finance Holding. Un’altra realtà estera (sempre ginevrina) entrata nell’orbita di Fideuram ISPB nel 2017 è stata la private bank Morval Vonwiller, che aveva già una sua diramazione internazionale: una alle Isole Cayman (oggi in liquidazione) e un’altra a Montevideo, in Uruguay. In Irlanda Fideuram ha poi la sua fabbrica-prodotti: la Fideuram Asset Management Ireland, che ha una filiale anche a Londra. La sola Intesa Sanpaolo Private è presente invece in Argentina, mentre nel Granducato del Lussemburgo opera la Fideuram Bank Luxembourg.

Tra Londra e Dublino
È iniziata relativamente di recente l’espansione all’estero di FinecoBank. A Dublino la banca guidata da Alessandro Foti ha insediato la propria fabbrica prodotti. Si tratta di Fineco Asset Management (FAM), società di gestione che ha già raggiunto asset under management pari a oltre 24 miliardi di euro, così ripartiti: più di 14 miliardi nella componente retail (+11% nell’ultimo anno) e quasi 10 miliardi in quella istituzionale (+39% su base annua). La società sta pian pano diventando una delle realtà di punta del gruppo, con una raccolta che viaggia a gonfie vele di mese in mese. Soltanto nel primo semestre del 2022, per esempio, i flussi registrati daFAM sono stati positivi per 1,4 miliardi nelle classi retail e a per 1,5 miliardi in quelle istituzionali. Nel 2017 Fineco ha scelto invece di sbarcare in Gran Bretagna, dove ha ormai conquistato decine di migliaia di clienti. La logica è stata quella di un ingresso graduale, con una struttura snella. La banca ha cioè un’offerta analoga a quella italiana, fatta eccezione per la rete dei consulenti finanziari che Oltremanica non c’è. Ci sono invece servizi di banking, di pagamento e d’investimento, con l’’offerta dei prodotti di oltre 20 case di gestione. Nel maggio scorso, in un’intervista rilasciata all’agenzia Mf Dow Jones, Foti ha dichiarato che Fineco esplorerà ancora altri mercati esteri, Francia e Spagna in particolare, con la stessa logica seguita in Gran Bretagna, cioè offrendo servizi di brokerage e d’investimento. Le banche-reti, insomma, sono ancora in movimento.

 

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