Consulenti donne, tutti i dati rete per rete

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di Matteo Chiamenti 19 Agosto 2022 | 10:06

Quando si parla di differenze di genere nell’analisi di una tendenza relativa a una professione, il rischio di riempirsi la bocca di stereotipi è sempre dietro l’angolo. Per questo, per una premessa rigorosa a un’analisi di questo tipo, è fondamentale partire sempre dai fatti: l’ultima relazione annuale (relativa al 2021) dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei consulenti finanziari ha evidenziato che la presenza femminile è aumentata del 2,4%, mentre è rimasto stabile il numero di consulenti finanziari uomini, la cui incidenza sul totale della popolazione diminuisce lievemente. Il dato quindi è questo, innegabile, e segna un interesse emergente delle donne verso questa professione.

Un quinto degli iscritti
Esse, però, come ha avuto modo di ricordare nel suo discorso di presentazione il presidente di Ocf, Carla Rabitti Bedogni: “Rappresentano a oggi poco più di un quinto degli iscritti, a dimostrazione del fatto che c’è ancora molto cammino da fare”. Numeri evidenti e un’affermazione autorevole altrettanto chiara; per carcare di giungere a un’ulteriore sintesi di questi spunti, BLUERATING ha decido di sviluppare un approfondimento lo status quo della consulenza femminile in Italia, cercando anche di capire i possibili “perché” di questo nuovo slancio e gli eventuali elementi di criticità in essere.

I numeri di Ocf
Come si può leggere all’interno dell’ultima relazione Ocf, nel 2021 le donne iscritte nella sezione dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede dell’albo unico sono 11.493, come abbiamo detto in precedenza in aumento del 2,4% rispetto al 2020. L’incremento registrato, a saldo delle iscrizioni e cancellazioni deliberate, recupera la diminuzione dell’anno precedente riportando il numero delle donne iscritte allo stesso livello del 2019. I provvedimenti di iscrizione sono stati 798, pari al 29,2% del totale, e sono quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente (+92,8%). A fine anno il saldo rispetto alle cancellazioni è risultato positivo. Le consulenti finanziarie abilitate all’offerta fuori sede costituiscono il 22,1% della popolazione totale degli iscritti (erano il 21,7% nel 2020). Un altro spunto interessante lo offre l’analisi dei mandati sottoscritti nel 2021 dalle consulenti finanziarie abilitate all’offerta fuori sede, precisamente 381 (pari al 27,6% del totale); questo perché, dopo il significativo incremento registrato nel biennio 2013 e 2014, il dato di crescita è stato in flessione fino al 2019, per poi tornare ad aumentare lo scorso anno. Rispetto al 2020 (erano 224) il numero dei nuovi rapporti si è ancora incrementato del 70,1%. L’incremento ha interessato solo le consulenti con contratto di agenzia/mandato e lo stesso andamento in crescita rispetto all’anno precedente è osservabile anche con riferimento ai rapporti aperti dai consulenti neo-iscritti. Spostandoci sul fronte degli autonomi, al 31 dicembre 2021 le donne iscritte alla sezione dei consulenti finanziari autonomi sono 39 e costituiscono il 9,1% del totale degli iscritti alla sezione. Nel 2020 erano 28 (pari al 9,2%). Ad aprile 2022 le consulenti finanziarie autonome iscritte nella relativa sezione dell’albo sono 43 di cui 10 operanti in proprio, 30 operanti per conto di società di consulenza e 3 operanti sia in proprio sia per conto di società di consulenza.

Le big in controtendenza
Se il settore della consulenza in Italia ha mostrato nell’ultimo anno un trend di crescita della presenza femminile nel mondo dell’advisory, questo viene confermato dalla nostra analisi delle big del mercato, quelle che, tanto per intenderci, sono solite comunicare stabilmente i propri dati di raccolta ad Assoreti. Spesso si è abituati però a raccontare che le tendenze di un settore vengano espresse al meglio del loro potenziale dai primi della classe, ma in questo caso le evidenze appaiono differenti: se andiamo infatti a guardare il trend di crescita della consistenza delle quote femminili, questo viene ribadito con un aumento percentuale tra il 2020 e il 2021, tuttavia il valore numerico della presenza di donne nelle big italiane risulta inferiore a quello nazionale. È altresì interessante sottolineare che nel 2022 tutte le grandi realtà del settore possiedono una quota femminile inferiore a quella di mercato, eccezion fatta per Azimut, che riesce invece ad andare meglio dei valori complessivi italiani.


II potenziale inespresso
Cosa dobbiamo quindi aspettarci dal futuro? Il settore della consulenza si trova di fronte a un trend o si tratta di numeri casuali? Un curioso assist per una possibile interpretazione di quanto evidenziato in precedenza ce la fornisce l’ultima edizione del Global Gender Gap Report pubblicato da LinkedIn. Stando a quanto riportato dalla ricerca, le difficoltà economiche e l’iniquità dei luoghi di lavoro hanno determinato la crescita esponenziale di donne imprenditrici durante la pandemia. In particolare in Italia, la pandemia ha visto un’accelerazione di un trend di più lungo periodo, con una crescita della percentuale di donne imprenditrici del 62% e degli uomini del 27% nel 2020 rispetto al 2019.

No agli stereotipi
E se pensiamo che il consulente finanziario è sicuramente una professione dall’alto profilo imprenditoriale, chissà che proprio il post pandemia non possa favorire ulteriormente l’ingresso di donne nel mondo dell’advisory. Di certo, al di là dei luoghi comuni, una maggiore presenza femminile nella consulenza finanziaria risulterebbe molto utile per rispondere a delle evidenti esigenze della clientela, come quelle che ha avuto modo di sottolineare recentemente Maxime Carmignac, managing director della casa francese dell’asset manager fondata dal padre Edouard, con un’intervista riportata su L’Economia del Corriere della Sera: “Non credo negli stereotipi di genere, ma è evidente che le donne iniziano a investire più tardi degli uomini, perdendo la possibilità di sfruttare su un periodo di tempo più lungo la crescita del capitale dovuta all’andamento dei mercati e al reinvestimento costante degli interessi già maturati. Il settore finanziario è in mano agli uomini e non esistono molti prodotti pensati in questa chiave. Inoltre due donne su tre ritengono che il proprio advisor finanziario non le capisca”. Un bel problema se si pensa che, come aggiunge Carmignac, “nei prossimi 40 anni le donne controlleranno il 70% della ricchezza negli Stati Uniti, rispetto al 50% registrato attualmente”.

Basta attese
Le donne saranno sempre più protagoniste del mercato della financial advisory, sia sul lato dell’offerta che della domanda. La strada è quella, non ci sono dubbi, ora non resta che impegnarsi per percorrerla; senza ulteriori indugi, anche perché, come ci ricorda una riflessione di Michelangelo: “L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote”. E a quel punto, a perdere saremmo tutti noi.

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