Banche, il nuovo fondo per aiutare le piccole

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di Redazione 30 Agosto 2022 | 10:05

Un fondo per salvare le piccole banche in crisi. A quanto parte, come scrive Il Sole 24 Ore, è quello di cui si starebbe parlando a Roma. Un veicolo con una dotazione da 5-600 milioni di euro, cofinanziato dalle principali banche italiane e in parte dallo Stato, destinato a intervenire in anticipo nel capitale dei piccoli istituti per prevenire situazioni di rischio.

Sempre secondo il Sole, il progetto sarebbe stato al centro di un incontro tra i massimi vertici della Vigilanza di Bankitalia, del Mef e del Fondo interbancario. Sarebbero state tracciate le linee guida dell’operazione, che attualmente resta però in stand-by, anche in attesa delle elezioni previste per il 25 settembre.

Tra i nodi che restano da sciogliere c’è quello relativo ai finanziatori. Pare sicuro che il veicolo dovrà agire a condizioni di mercato ed essere prevalentemente privato: ad elargire il capitale dovrebbero quindi essere le maggiori banche del Paese, per un esborso di circa 5-600 milioni. Per quanto riguarda la quota minoritaria, di competenza pubblica, toccherebbe a Mcc, già presente nel capitale di Pop. Bari e con maggiori margini di manovra rispetto a Cdp. In tutto ciò, da valutare anche l’ok da parte di Bruxelles, in quanto il veicolo dovrà agire all’interno della cornice della Brrd e non dovrà infrangere le regole sulla concorrenza.

Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha sottolineato l’esigenza di individuare nuovi strumenti in grado di finanziare “la ristrutturazione degli intermediari più fragili, prevenendone ove possibile la crisi e le conseguenti potenziali esternalità negative sull’intero settore”.
A queste banche potrebbe quindi rivolgersi il nuovo fondo e il faro sarebbe già rivolto in particolare ad alcuni piccoli istituti del Centro e del Sud Italia, anche se sarà l’intero comparto ad essere interessato.

Il fondo interverrebbe quindi in via preventiva nel capitale delle banche non ancora in crisi conclamata per evitare il costo, ben più elevato per il sistema bancario e per il tessuto economico, di una successiva liquidazione coatta amministrativa e di una soluzione “atomistica” con il rimborso dei soggetti protetti.

 

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