Carige, continua la battaglia dei Malacalza

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di Redazione 31 Agosto 2022 | 10:32

Continua la battaglia tra Malacalza Investimenti e Carige. Come riportato da Il Sole 24 Ore, la società ligure – azionista di minoranza al 2% dell’istituto di credito genovese – ha presentato reclamo al collegio di giudici contro l’ordinanza cautelare del tribunale di Genova, emessa dal giudice Paolo Gibelli, che lo scorso 16 agosto ha revocato il decreto di sospensione del cda della banca e lo stop alla rinuncia all’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici della stessa Carige.

Il tutto era iniziato lo scorso 25 luglio con un ricorso da parte dei legali dei Malacalza; successivamente la questione era stata analizzata in udienza proprio di fronte a Gibelli, il quale ritenne il ricorso “infondato perché gravemente carente nella indicazione del periculum in mora” in quanto “la troppo vaga prospettiva di danno indicata da Malacalza Investimenti» e «subvalente a fronte dei gravi rischi cui la sospensione del nuovo cda, ovvero di quello espresso ed in armonia col nuovo azionista di maggioranza Bper, esporrebbe la banca”.

Circa invece “all’autorizzazione a rinunciare all’azione” contro gli ex vertici, “la sospensiva risulta originariamente inefficace essendosi la rinuncia stessa già perfezionata anche prima dell’intervento reso inaudita altera parte”. Il giudice Gibelli aveva argomentato nel dettaglio i motivi della sua decisione, e sarà sempre lui a scrivere la sentenza di merito, con un procedimentocbe durerà almeno un anno.

Già a settembre, invece, dovrebbe arrivare il parere del collegio di giudici, chiamati in causa dal reclamo di Malacalza, che chiede nuovamente la sospensione del cda e lo stop alla rinuncia transattiva all’azione di responsabilità. La scelta del collegio potrebbe sia mantenere l’impostazione adottata dal giudice unico, sia optare per una nuova sospensiva del cda. Questo scenario ributterebbe certamente nel caos l’iter di fusione di Carige con Bper, in quanto non ci sarebbe più spazio per ricorsi fino al giudizio di merito, che conterà tempi decisamente lunghi.

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