Consulenti, cresce il settore degli indipendenti

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di Redazione 12 Settembre 2022 | 09:58

Con l’apertura a Milano dei nuovi uffici di Consultique, si è riaccesa l’attenzione su un settore, quello della consulenza indipendente, sempre più in crescita. Come riporta Affari&Finanza di La Repubblica, da un punto di vista normativo bisogna parlare di consulenza autonoma: i consulenti autonomi non possono ricevere alcun compenso da intermediari e società-prodotto, ma sono remunerati esclusivamente dal cliente, a parcella, e per questo viene anche chiamata anche fee-only.

I consulenti autonomi possono operare in proprio oppure per conto di una società di consulenza finanziaria; per iscriversi all’albo dei consulenti finanziari devono essere in possesso di specifici requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza e superare una prova valutativa; chi svolge l’attività in proprio deve anche disporre di una copertura assicurativa per danni da negligenza professionale.

Una professione relativamente giovane, che secondo i dati dell’Ocf – l’organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari – presi all’11 agosto, contava  525 consulenti finanziari autonomi, la cui metà operante per una delle società di consulenza finanziarie autorizzate. A fine 2021 il loro numero si fermava a 428 e per 49 società.
Per Cesare Armellini, ceo di Consultique e presidente di Nafop, numeri destinati ad aumentare: “Siamo in attesa di un decreto ministeriale che faciliterà il passaggio alla nostra sezione dell’albo di coloro che sono iscritti nella sezione dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede. Esistono ancora alcuni vincoli a questo passaggio, e una volta rimossi ci aspettiamo un’accelerazione notevole degli iscritti”.

Fino ad ora la consulenza autonoma si è sviluppata soprattutto nel nord Italia, con il 72% del totale, in cui prevalgono professionisti di sesso maschile, con un’età media inferiore rispetto a quella dei consulenti che lavorano per le reti (35 contro 45 anni).

Consultique può venire in aiuto a tutte quelle figure che desiderano lavorare in proprio. La parcella chiesta al cliente può essere rappresentata da un importo fisso o calcolata in percentuale del patrimonio sotto consulenza o in base alla performance o una loro combinazione. Le differenze rispetto al costo di una consulenza finanziaria tradizionale sono “abissali” – dice Armellini – che indica in uno 0,3-0,5% del patrimonio il compenso mediamente richiesto da un professionista a parcella. Il principale ostacolo allo sviluppo di questo mercato, però, è principalmente di tipo culturale: “In Italia il livello di cultura finanziaria è molto basso. Più aumenta questa conoscenza, più il mercato della consulenza autonoma può svilupparsi” ha concluso Armellini. “Il 2021 è stato il primo anno di vera crescita, in termini di clienti ma anche di masse sotto consulenza. Possiamo quindi affermare che mercato della consulenza indipendente è partito”.

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