Formule alternative

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Avatar di Marcella Persola 2 Settembre 2008 | 11:30
Plurimandato sì o no? Esistono soluzioni “leggere”, come la subagenzia o il consorzio.Che tutelano meglio il lavoro degli agenti assicurativi.Gli esempi Nuova Tirrena e Unipol. Verso l’aumento dei costi distributivi.
Plurimandato sì, plurimandato no. Il tema del momento è quello della caduta dell’esclusività del mandato agenziale che ha da circa un anno occupato le agende di chi si occupa di intermediazione assicurativa. Anche se è bene precisare che oggi quando si parla di plurimandato si ha sempre la tendenza a identificarlo in un’unica forma possibile, ossia quella del plurimandato verticale. Ma nei fatti non è così. «Quando si parla di plurimandato, il pensiero va alla facoltà, conferita agli agenti di assicurazione dalla legge 40/2007, di acquisire mandati agenziali di più compagnie, il cosiddetto plurimandato verticale» conferma Roberto Bianchi, responsabile ed esperto di plurimandato dello SNA (Sindacato Nazionale Agenti). 
 
In realtà esistono anche altre forme di plurimandato che sono più semplici e snelle, come quella della subagenzia plurimandataria. «In questo caso si tratta di un’agenzia cui possono dare vita più colleghi di diverse compagnie che operano nella stessa zona geografica, alla quale ciascun socio può rilasciare il proprio mandato subagenziale per la collocazione delle polizze RCAuto. 
In questo caso i soci agenti divengono subagenti iscritti in sez. E del Registro Unico degli Intermediari (nel ramo auto è possibile la doppia iscrizione in sez. A e in sez. E del RUI), pur potendo mantenere la propria natura di agenti monomandatari per il resto dei rami eserciti» spiega l’esperto del Sindacato Nazionale Agenti. 
 
Si tratta sicuramente di una soluzione parziale ma che presenta vantaggi interessanti. 
«Si propone di fornire buone opportunità soprattutto agli agenti che svolgono la loro attività nel Meridione e nelle aree critiche, ove è più difficile ricevere mandati integrativi» confida Bianchi. 
 
Ma non si tratta dell’unica forma a disposizione. Un altro modello organizzativo è rappresentato dall’agenzia plurimandataria di natura consortile. In questo caso un insieme di agenti, meglio se iscritti a un gruppo aziendale che ne assumerebbe l’onere organizzativo e gestionale, può creare tale società allo scopo di procurare un certo numero di mandati a beneficio dei soci i quali svolgono il ruolo di delegati assicurativi iscritti in sez. A del RUI. «Se il gruppo aziendale si fa carico di dare vita a un consorzio composto dagli iscritti interessati a praticare il plurimandato, le difficoltà di impianto possono essere superate molto più facilmente e gli oneri di gestione per i singoli aderenti divengono irrisori» sottolinea Bianchi. «Inoltre l’ispirazione solidaristica di un Gaa garantisce la messa in comune delle migliori competenze tecniche, tecnologiche e amministrative, a beneficio di tutti. In questo modo i soci delegati assicurativi possono collocare sul mercato le polizze offerte dalle compagnie mandanti, indipendentemente dalle caratteristiche organizzative delle singole agenzie e della loro collocazione geografica» continua l’esperto di SNA.


 
Questo formule di plurimandato orizzontale hanno sicuramente degli aspetti positivi, quali: migliore organizzazione delle risorse e condivisione delle competenze che rappresentano un plus importante per gli agenti. «Tra gli aspetti positivi si evidenzia innanzittutto l’ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie, ma anche la messa a comune denominatore delle competenze dei singoli e le potenzialità di raccolta» precisa Bianchi. E nella realtà si stanno già sperimentando delle esperienze che sposano proprio la logica del plurimandato orizzontale. 
 
«Le esperienze in atto sono tante, ma ritengo che tutti dovremmo prendere esempio dal caso di successo costituito dagli agenti Nuova Tirrena che, attraverso la società di loro proprietà Car SpA, sono divenuti azionisti della compagnia Novit con una quota del 15% e siedono nel consiglio di amministrazione con un proprio rappresentante» racconta Bianchi, che esprime giudizi positivi anche su Unipol. «Meritevole di attenzione è anche il costituendo consorzio con territorio Italia cui hanno fornito la propria pre-adesione oltre 200 agenti Unipol e che dovrebbe iniziare ad operare nel prossimo autunno». Infine «va monitorato con interesse anche il progetto di subagenzia plurtimandataria che si sta sviluppando nel territorio Foggia-BAT (Barletta, Adria, Trani), anche per l’impulso virtuoso che potrebbe ricevere dalla eventuale caduta del divieto di doppia iscrizione al RUI» continua Bianchi.
Anche se non è tutto rose e fiori, perché se è vero da una parte che ci sono molti aspetti positivi, è bene anche sottolineare che vi sono delle difficoltà, anche nelle formule più light. 
 
«I lacci e laccioli contenuti nelle norme codicistiche e regolamentari sono sicuramente gli impedimenti più difficili da superare, sebbene non intenda sottovalutare l’ostacolo costituito dai retaggi della cultura monomandataria degli agenti italiani, ancora troppo assuefati al rapporto padre-padrone imposto loro dalle rispettive mandanti» prosegue Bianchi. «Non si trascuri inoltre il fatto che gli accordi integrativi aziendali sottoscritti dalla maggior parte dei Gaa con le loro compagnie hanno di fatto blindato le reti, impedendo in larga misura il pieno dispiegamento degli effetti positivi derivanti dalle liberalizzazioni introdotte da Bersani nella passata legislatura» critica l’esperto del sindacato. Va anche precisato che nel caso di agenzie di natura solidaristica il limite forse più penalizzante è dato dal fatto che se un socio dovesse commettere delle irregolarità sarebbe penalizzata tutta la società che rischierebbe la revoca del mandato. Quindi bisogna prestare attenzione salvaguardandosi con clausole che possano cautelare chi opera correttamente. Perché in questo marasma di iniziativa c’è sempre chi potrebbe approfittarsene.
 
Infatti sono molti gli esperti che si chiedono ad oggi a chi abbia giovato il plurimandato. E secondo alcuni sarebbero proprio gli agenti ad avere registrato i migliori risultati. Perché sono riusciti a ottenere dalle compagnie maggiori favori, avendo più potere contrattuale. «E’ chiaro che questa novità è stata introdotta dal legislatore per ridurre i premi RCA, ma di fatto il trend prevalente in corso non è certo che gli agenti si mettano a fare il lavoro dei broker» sentenzia Maurizio Valsecchi, managing principal di Towers Perrin, dove per broker l’esperto intende l’intermediario che, non vincolato da impegni con le compagnie, cerca sul mercato le condizioni più favorevoli su mandato dei propri clienti. «Anzi le reti agenziali stanno sfruttando questa leva negoziale per ottenere migliori condizioni contrattuali dalle compagnie, impegnate a difendere i volumi di portafoglio in un mercato auto i cui premi totali sono in leggera discesa». Ma allora quale sarà il risultato di tale operazione?
 
«Il plurimandato porterà a un incremento dei costi di distribuzione complessivi del mercato danni. Se poi le compagnie decideranno di girare questi costi sulle tariffe o se invece decideranno di farsene carico riducendo gli utili, questo sarà da vedere. Per ora, a trarne vantaggio sicuro sono solo le reti agenziali» sottolinea Valsecchi. «Cosa succederà nel futuro non è certo; io mi aspetto che nel medio termine la quota di mercato degli agenti plurimandatari aumenterà, ma comunque rimarrà relativamente bassa, i costi di distribuzione saranno più alti, gli assicurati e le compagnie si divideranno gli extra-costi e gli agenti ne usciranno vincitori ma forse non era quello che si voleva ottenere». Gli agenti probabilmente non condivideranno questa visione. Ma vederemo cosa accadrà. 

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