Credem, il vero volto del wellbanking

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di Andrea Telara 13 Ottobre 2022 | 10:16

Moris Franzoni, direttore commerciale della rete dei consulenti finanziari del Credito Emiliano (Credem), è cresciuto come uomo e come manager nel cuore della Valle Padana, in un territorio dove il lavoro, l’impresa e lo sviluppo economico viaggiano assieme su un percorso virtuoso per la società. E proprio in quel territorio, così pieno di energie produttive, c’è l’humus per far nascere e creare un nuovo modello di consulenza finanziaria che ben si adatta alle esigenze dell’intero nostro Paese, pieno di imprenditori, professionisti che risparmiano e investono e hanno necessità di Franzoni (Credem): “Il nostro modello di consulenza parte dai bisogni dei clienti” Il financial wellbanker Moris Franzoni / direttore commerciale della rete dei consulenti finanziari del Credito Emiliano (Credem) una gestione professionale del loro patrimonio. È il modello del financial wellbanker che il Credem ha fatto suo per definire l’evoluzione della figura del consulente finanziario. Un modello che Franzoni illustra in questa intervista rilasciata a BLUERATING, dove parla anche degli obiettivi di sviluppo e di crescita della rete.

Dottor Franzoni, perché avete deciso di coniare l’espressione financial wellbanker e cosa significa in concreto?
L’embrione di questo modello di consulenza nasce senza dubbio dal legame col territorio, che è un punto di forza del gruppo Credem e dei suoi consulenti. L’alto grado di sviluppo raggiunto dal mondo dei servizi finanziari e bancari oggi ha creato una grande specializzazione e purtroppo, nel nostro settore, c’è spesso la tendenza a muoversi a compartimenti stagni: il corporate banker si occupa solo di corporate banking, il private banker fa soltanto private banker, punto e basta. Ci si dimentica cioè che siamo di fronte a clienti con esigenze sempre più articolate e complesse, ci sono per esempio imprenditori che hanno faticato tutta la vita e ora devono gestire il passaggio generazionale della ricchezza; oppure ci sono clienti che necessitano di servizi assicurativi o di finanziamento per sé e per la propria azienda. Tutta gente che ha bisogno di una gestione del patrimonio a 360 gradi, con un interlocutore di fiducia. Gente per bene che deve affidarsi ad altra gente per bene. Ecco, questo è in sostanza il financial welbanker: un professionista che non si limita soltanto alla gestione finanziaria degli asset della clientela ma va ben oltre nel risolvere i suoi problemi, nel conoscere i suoi bisogni. Io non sono amante degli inglesismi o delle parole mutuate dalle lingue estere ma devo dire che l’espressione che abbiamo scelto sintetizza alla perfezione il nostro modello di consulenza finanziaria. È un modello a T dove, oltre alla specializzazione verticale, abbiamo a supporto un team “orizzontale” grazie alle sinergie realizzabili nel gruppo Credem.

Ovviamente, per svolgere un ruolo così complesso occorrono professionisti di valore. Quali sono i piani di sviluppo della vostra rete sul fronte del reclutamento?
Prima di rispondere mi permetta di fare una premessa. Se guardiamo a come è cambiata la nostra rete negli ultimi 5 anni, possiamo dire che non c’è stata una crescita accelerata del numero di consulenti che la compongono. Dal punto di vista qualitativo invece abbiamo compiuto passi da gigante per quanto riguarda la capacità di offrire soluzioni ampie e servizi di valore. Ho fatto questa precisazione perché fa capire bene qual è l’approccio operativo con cui ci muoviamo sul fronte del recruiting. Il nostro obiettivo è di inserire circa 50 consulenti in un anno, come nel 2021: non è un numero elevatissimo ma la nostra scelta ha una ragione ben precisa.

Quale?
Sul mercato vogliamo intercettare professionalità di valore che vogliano entrare in squadra credendo ai plus del modello che le ho illustrato. Vogliamo dedicarci a ognuno di loro con il giusto impegno che meritano, per formarli e aiutarli a inserirsi al meglio nella nostra realtà. Se facessimo un reclutamento aggressivo, con centinaia di ingressi ogni anno, non saremmo all’altezza di questo compito. Non a caso, a rivolgersi a noi sono professionisti che arrivano da realtà molto diverse tra loro, dal mondo bancario o da altre reti. Ad accomunarli non è la società di provenienza ma è appunto la fiducia che hanno verso il nostro modello di sviluppo. Samo una banca che non vive di luce riflessa, ma con una identità ben riconoscibile.

Oltre al reclutamento di professionisti già affermati, però, avete un programma anche per l’inserimento di giovani leve con il progetto “What’s New”. Quali sono gli obiettivi e come si articola?
È un programma che abbiamo messo in campo partendo innanzitutto da una considerazione. Tra i consulenti finanziari, e nel mondo bancario più in generale, esiste ovviamente la necessità di un ricambio generazionale della professione, con la conseguente necessità di inserire giovani nelle reti. Tuttavia, con What’s New vogliamo andare ben oltre questo approccio. Vogliamo allevare giovani leve e coltivare nuovi talenti per farli innanzitutto innamorare di questa professione. Spesso le generazioni più anziane descrivono dei giovani di oggi come poco motivati. E invece devo smentire completamente questa rappresentazione. Quelli che ho potuto conoscere io hanno spesso una marcia in più e hanno davvero una freschezza mentale che per chi fa il nostro mestiere è davvero una grande risorsa. Nel 2022 con What’s New inseriremo una ventina di risorse e il nostro programma continuerà almeno per un paio d’anni, fino a che non tireremo un primo bilancio.

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