Banche, Credit Suisse: i sauditi non puntano al CdA

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di Redazione 4 Novembre 2022 | 12:01

La Saudi National Bank, istituto che intende diventare grande azionista del Credit Suisse, nel quadro del previsto aumento di capitale, vuole mantenere il suo investimento per “almeno due anni”. In un’intervista rilasciata al canale televisivo Al-Arabiya e come riportato dal sito web della Rsi, il presidente, Ammar al-Khudairy, ha anche spiegato che il suo istituto non vuole entrare nel CdA del colosso bancario elvetico.

L’attuazione del piano di ristrutturazione presentato la settimana scorsa da Credit Suisse richiederà da un anno e mezzo a due anni, ha dichiarato al-Khudairy. Il presidente della SNB si aspetta che la valutazione della grande banca svizzera tornerà a salire se il piano verrà eseguito con successo. La Saudi National Bank potrebbe allora “iniziare a riflettere su un’uscita”, ha aggiunto. “Quindi forse nel 2024 o 2025”.

La scelta di una partecipazione del 9,9% è voluta, ha sottolineato al-Khudairy. “Quando una banca detiene più del 9,9% di altre banche, entra in una nuova categoria”. Di conseguenza, ha detto, non si vuole andare oltre. Egli ha inoltre sottolineato che l’investimento annunciato di 1,5 miliardi di franchi rappresenta il “limite massimo” che la banca saudita si è prefissata.

La settimana scorsa Credit Suisse ha presentato una ristrutturazione di ampia portata per trovare una via d’uscita dall’attuale crisi. La banca d’investimento, in perdita, verrà ridimensionata in modo considerevole e nei prossimi anni verranno tagliati migliaia di posti di lavoro. Allo stesso tempo la banca vuole raccogliere 4 miliardi di franchi attraverso un aumento di capitale. La Saudi National Bank si è appunto impegnata a investire 1,5 miliardi di franchi.

Intanto Credit Suisse ha comunicato che i titoli rilevati nell’ambito del programma di riacquisto di azioni lanciato a inizio 2021 non saranno distrutti, ma utilizzati per i piani di partecipazione dei collaboratori. Il programma – da 1,5 miliardi al massimo – era stato sospeso ancora nel primo trimestre dello scorso anno in seguito alle perdite miliardarie dovute alla débâcle del fondo americano Archegos. Alla fine sono stati riacquistati 25,2 milioni di azioni per un valore di 305,2 milioni di franchi.

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