A Piazza Affari trionfano le cedole: 3 miliardi per gli azionisti di 11 quotate

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di Redazione 22 Novembre 2022 | 09:51

Un assegno da oltre 3 miliardi per gli azionisti di 11 quotate a Piazza Affari. Come riporta Il Sole 24 Ore, ad anticipare parte della cedola futura sono state Tenaris (0,165 euro), Intesa Sanpaolo (0,0738 euro), Recordati (0,55 euro), Mediolanum (0,24 euro), Terna (0,106 euro), Poste (0,21 euro), Banca Ifis (1 euro). Eni (0,22 euro) ed Equita (0.15 euro) pagano invece tranche del 2022, mentre Mediobanca (0,75 euro) e Danieli (0,279 euro, e 0,3 euro le “risparmio”) staccano l’unica cedola sull’anno chiuso il 30 giugno. I pagamenti pesano per lo 0,68% dell’indice Ftse Mib, che a spanne significa 3,3 miliardi di euro in cedole staccate, così da far scendere il paniere milanese di un -1,29% finale, mentre le Borse europee sono scese qualche decimo di punto.
I rendimenti annui di questo piccolo gruppo, quasi tutto formato da banche e colossi dell’energia, appaiono quindi crescenti: si va da oltre il 6% a quasi il 10%.

Un risultato decisamente non male, nell’anno che ha rivisto la guerra, l’inflazione a due cifre e la crisi energetica. Proprio i problemi che scuotono il mondo hanno preparato nuove opportunità di guadagno per alcuni investitori dell’azionario, nonostante chiuda una delle sue annate più nere.
Barclays, in un’analisi di scenari 2023 per l’azionario europeo, ha posto il settore energia fra i tre da “sovrappesare” (oltre a tecnologia e distribuzione), a fronte di prezzi delle materie prime che resteranno elevati almeno per l’anno prossimo.
Ma è la stessa inflazione che gonfia le aspettative degli investitori in Borsa, a fronte di cedole del reddito fisso che ormai rivaleggiano.
Per anni, e fino a sei mesi fa, i tassi della Bce erano negativi e il “free risk’ – per l’area euro si guarda al bund tedesco decennale – era sotto lo zero: -0,7% il minimo di agosto 2019. Da gennaio 2022, invece, il rendimento del bund è tornato positivo, oggi intorno al 2% annuo. E’ chiaro che le cedole rincarate dei titoli di Stato a basso rischio (per il Btp siamo a ridosso del 4%) trascinano di pari passo il rendimento chiesto alle azioni, in teoria più rischiose. Gli operatori la vedono come un’equivalenza, a parte i distinguo per ogni contesto di mercato, e di appetito per il rischio. Inoltre, molte delle aziende che hanno staccato le cedole fanno parte del settore finanziario, particolarmente legato alle dinamiche dei mercati monetari, e che dal rialzo dei tassi ha tratto miliardi di nuovi utili sui prestiti.

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