Consulenza, caro Parlamento ti scrivo. La lettera dei fee only

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di Redazione 24 Novembre 2022 | 11:20

È passata giusto qualche settimana dall’insediamento del nuovo parlamento che si occuperà di condurre l’Italia attraverso la XVIII Legislatura. La nostra rinnovata classe politica si troverà ovviamente a dover far fronte alle numerose urgenze dettate dall’attualità economica e sociale, ma allo tempo stesso dovrà essere capace di mantenere un dialogo proattivo con il tessuto produttivo e professionale della nazione, unico vero volano, al di là delle congiunture geopolitiche esogene, per il rilancio effettivo del Bel Paese. Tra gli auspicabili interlocutori politici del mondo finanziario non possiamo non citare i consulenti finanziari, veri e propri paladini del risparmio gestito nostrano e conseguentemente potenziali figure di riferimento per la salvaguardia dei risparmi degli italiani, asset fondamentale tra le ricchezze del nostro Paese. Il dialogo tra politica e consulenti è cresciuto nel corso degli ultimi anni, con una maggiore presa di coscienza da parte del legislatore del ruolo, delle finalità e delle caratteristiche precipue della professione; affinché questa discussione prosegua in maniera virtuosa anche per i periodi a venire, BLUERATING ha deciso di interpellare le principali realtà istituzionali e associative legate al settore dell’advisory chiedendo loro di redigere una sorta di “lettera aperta” indirizzata al Parlamento da poco insediato. Ecco quindi una carrellata dei desiderata del mondo della consulenza, realtà per realtà, diretti e senza filtri; perché, come ci suggerisce una vecchia massima orientale, l’intelligenza non teme il confronto, lo spera.

Dopo le parole di Anasf, e di Manlio Marucci, segretario generale Federpromm Uiltucs, oggi vi proponiamo la lettera di Nafop e Assoscf (a nome degli associati).

Come associati presentiamo una sequenza di spunti che sono stati raccolti tra i colleghi operativi iscritti tra i consulenti autonomi e le società di consulenza finanziaria. Auspichiamo una armonizzazione di basi imponibili e unificazione “redditi da capitale” e “redditi diversi di natura finanziaria”, in modo da consentire le compensazioni fiscali (in pratica, permettere sempre la completa compensazione delle minusvalenze, anche con plusvalenze su fondi e Etf). Servirebbe in aggiunta l’eliminazione della tassazione sul capital gain sugli investimenti in startup e venture capital e aumento dell’incentivo fiscale per coloro che investono, unitamente alla riduzione dell’aliquota iva su consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria. Quest’ultima avrebbe tre evidenti vantaggi. In primis incentiverebbe la fruizione di un servizio vitale per i cittadini in questo difficile momento economico. In secondo luogo ridurrebbe il vantaggio economico della consulenza abusiva e infine porterebbe di conseguenza ad un’emersione di base imponibile, anche nelle imposte dirette. In ultima analisi auspichiamo un accesso sistematico per i nostri clienti alle classi istituzionali e il ripristino della denominazione “indipendenti” per tutti i professionisti attivi nel mondo fee only.

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