Retrocessioni, il dibattito si infiamma

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di Redazione 23 Gennaio 2023 | 11:57

Pubblichiamo di seguito un’interessante riflessione di Nicola Ronchetti, fondatore e ceo di Finer Finance Explorer, pubblicata su LinkedIn. Al centro del post il tema della possibile soppressione degli inducement, al vaglio della commissione UE.

In Italia il successo del modello delle reti di consulenza finanziaria è basato anche (e non solo) sugli incentivi che remunerano i professionisti e le reti distributive garantiti dagli asset manager terzi per la proposizione dei loro prodotti di investimento.
In linea di principio nulla di scandaloso se pensiamo che anche quando facciamo la spesa e acquistiamo un litro di olio, vi è un margine che remunera il produttore e il distributore e che – salvo deviazioni di mercato – garantisce al consumatore finale la qualità di quello che acquista.
Costi e commissioni dovrebbero essere equamente distribuiti tra tutti gli stakeholder (asset manager, distributori, professionisti e investitori finali) per remunerare l’attività di consulenza, evitare il rischio di strozzare le SGR con margini risibili e/o di scaricare sul cliente finale costi a volte superiori ai rendimenti. Visti i 1.700 miliardi di Euro impiantati in liquidità sorge il sospetto che non sia solo un tema di educazione finanziaria ma anche di fiducia.
Fare la guerra agli inducement senza analizzare i possibili scenari potrebbe rivelarsi rischioso: 1) i distributori proporrebbero solo i prodotti di casa, limitando l’offerta, la competizione tra asset manager e quindi probabilmente anche la qualità; 2) a essere penalizzati sarebbero gli investitori finali meno abbienti che non potrebbero pagarsi una consulenza di valore

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