Rischi sotto controllo

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di Redazione 8 Settembre 2008 | 12:45
Il Regolamento congiunto di Consob e Banca d’Italia del 29 ottobre 2007 ha introdotto l’obbligo per le SIM e per le SGR di istituire una funzione di gestione del rischio dell’impresa; in applicazione del principio di proporzionalità, la funzione può non essere istituita dagli intermediari di dimensioni più ridotte e caratterizzati da un’operatività meno complessa i quali sono tuttavia tenuti ad adottare un sistema di gestione efficace del rischio.
 
L’estrema sintesi delle disposizioni regolamentari che descrivono i contenuti della predetta funzione e la mancanza in Italia di una cultura in materia di gestione dei rischi rende particolarmente difficile l’approccio degli operatori finanziari alla nuova disciplina. 
Sempre in tema di rischi il titolo II del Regolamento della Banca d’Italia 24 ottobre 2004 introduce una nuova disciplina che prevede il processo di determinazione dell’adeguatezza patrimoniale (Internal Capital Adequacy Assessment Process – ICAAP), impone alle SIM di effettuare un’autonoma valutazione della propria dotazione patrimoniale, attuale e prospettica, in relazione ai rischi assunti e alle strategie aziendali; alla Banca d’Italia compete il processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Rewiw and Evaluation Process- SREPP) che riesamina l’ICAAP, formula un giudizio complessivo e attiva, ove necessario, misure correttive.
Il processo ICAAP, cui sono sottoposte le SIM tenuto conto della loro operatività e dei mercati di riferimento, prevede in via preliminare l’individuazione dei rischi da sottoporre a valutazione; in proposito vi è l’obbligo di considerare come rilevanti determinati rischi indicati dalla Banca d’Italia nell’allegato A al Regolamento, quali il rischio di credito, di mercato, operativo, di reputazione, strategico, di concentrazione, di liquidità, residuo, di tasso di interesse.
La seconda fase dell’ICAAP prevede la misurazione o, in alternativa, la valutazione, di tutti i rischi rilevanti utilizzando metodologie appropriate in relazione alle caratteristiche operative e organizzative della SIM; agli intermediari che svolgono servizi di investimento meno complessi (quali il collocamento senza assunzione a fermo né assunzione di garanzia verso l’emittente) è consentita la possibilità di utilizzare metodologie di calcolo semplificate (previste dal Regolamento della Banca d’Italia) per i rischi compresi nel primo pilastro, mentre per gli altri rischi possono adottare metodologie proprie o addirittura limitarsi a predisporre sistemi di controllo e attenuazione adeguati.
Per una migliore valutazione della esposizione ai rischi le SIM sono tenute a effettuare prove di stress, vale a dire adottare tecniche quantitative e qualitative volte a valutare la propria vulnerabilità ad eventi eccezionali ma plausibili; tali attività sono indicate soprattutto per gli operatori che svolgono attività complesse e rischiose quali la negoziazione per conto proprio.
La terza fase contempla la determinazione del capitale interno complessivo, definito quale fabbisogno di capitale necessario per coprire le perdite eccedenti un dato livello atteso, relativo a tutti i rischi rilevanti assunti dalla SIM; è previsto in questo caso l’utilizzo di un metodo “building block” che consiste nel sommare ai requisiti regolamentari del primo pilastro l’eventuale capitale interno relativo ad altri rischi rilevanti.
L’ultima fase dell’ICAAP prevede che le SIM siano in grado di illustrare come il capitale complessivo si riconcilia con la definizione del patrimonio di vigilanza.
Il resoconto sul processo ICAAP, che dovrà essere comunicato per la prima volta alla Banca d’Italia entro il 31 marzo 2009, deve consentire alla Autorità di vigilanza di effettuare una valutazione documentata e completa delle caratteristiche qualitative fondamentali del processo di pianificazione patrimoniale dell’esposizione complessiva ai rischi e della conseguente determinazione del capitale interno complessivi. 
Va osservato che sino ad oggi non è stato emanato alcun provvedimento che, analogamente a quanto previsto per le SIM, stabilisca per le SGR le regole di comportamento da seguire nella valutazione dei rischi assunti. 

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