Stop retrocessioni: i consulenti delle reti hanno paura. Ma il mondo fee only non attira

Torniamo nuovamente sul tema del paventato stop alle retrocessioni da parte della Commissione Europea e in particolare prendiamo in considerazione i risultati del sondaggio di Bluerating.com sul tema.

Analizzando quanto emerso dalla consultazione sicuramente salta all’occhio un certo timore dei professionisti che operano presso le reti. Se questa valutazione appare lapalissiana vi è però da evidenziare ancora un certo scetticismo (per non dire astio) nei confronti di una possibile alternativa di lavoro legata al mondo fee only. Ma vediamo i numeri.

La prima domanda vede un esito bulgaro di lettori contrari a una eventuale riforma Mifid che preveda divieto di retrocessioni. Interessante la riflessione aggiunta da Giampaolo Zanaboni e che evidenzia come l’attuale normativa sia tutt’altro che perfetta


Solo un consulente su cinque ha già discusso con la propria mandante in merito alle possibili conseguenze di uno scenario privo di retrocessioni.


La questione forse più “drammatica” per i consulenti delle reti appare nella domanda 3: per il 66% degli intervistati la diminuzione degli introiti personali attesa è addirittura superiore al 25% preventivato da un recente studio di Mediobanca.  Solo il 2% pensa che un eventuale stop alle retrocessioni porterebbe un beneficio agli introiti e alle quote di mercato, mentre un 5% in polemica con una eventuale scelta del legislatore in tal senso sottolinea che “i clienti sarebbero cannibalizzati da promotorini e lasciati al loro destino”.

Nonostante lo scenario configurato nella domanda precedente, solo il 32% degli intervistati potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di optare per la professione fee only. Un certo astio nei confronti dei colleghi a parcella emerge non tanto dal 46% di voti contrari, quanto piuttosto dal 22% che ha aderito alla valutazione segnalata da Mauro Russo, nel dettaglio che “i fee only riempiono di etf e singole obbligazioni i portafogli sottoponendoli a rischi sistemici”.

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